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Visualizzazione post con etichetta serie 1960. Mostra tutti i post
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mercoledì 6 novembre 2013

Chevrolet Chevelle SS 1967

Caro Andreo,

mi metto sempre con un certo piacere a dissertare di automobili ultra classiche come la Chevy Chevelle. Nel post odierno abbiamo a che fare con la versione SS (sportivissima quindi) del 1967. Un'ottima annata non c'è che dire. Ho già parlato a lungo della Chevelle e mi sembra quindi inutile stare qui a ripetere il solito blabla su questa macchina arcinota. Basti dire pertanto che è una delle auto che maggiormente si prestano a rimaneggiamenti per trasformarla in una Muscle Car con i controcavoli. 

Da aggiungere che la versione del 1967 rappresenta il restyling della prima generazione di Chevelle che era nata nel 1964. La versione SS inoltre era semplicemente una bomba...

Di queste auto oggi non ne abbiamo nemmeno una lontana idea nè per design nè per caratterstiche tecniche. Con gli orrori che girano oggi, guardo questi modelli di auto degli anni '60 con una notevole dose di nostalgia.

Vediamo ora l'esemplare realizzato dalla HW ed in mio possesso.




Premetto subito che più passa il tempo più mi rendo conto di non essere in grado di scattare fotografie decenti. Ma questo non è di certo l'argomento della nostra odierna discussione. Veniamo al sodo.

Modello dalle proporzioni corrette e dotato di un livello di accuratezza dei dettagli appena sopra la norma. Colore carrozzeria di un rosso cupo non malaccio, ma non da urlo. Avrei preferito qualcosa di meglio. Le fasce bianche evidenziano la linea filante del modello. Ok. 

Cerchi maggiorati a cinque razze con cerchioni posteriori ulteriormente oversize. Modello pertanto piuttosto alto da terra e con il muso rivolto verso il terreno... Vetri trasparenti (Ok), selleria nera (bene). Muso abbastanza indistinto: pazienza. Retro idem. Maniglie evidenziate (magra consolazione...).

Modello tuttavia nel complesso piuttosto ganzo, soprattutto perchè era ganzissima la Chevelle del '67. Se lo trovi in giro (cosa estremamente improbabile) ti raccomando di raccattarlo subito: la Chevelle non può mancare nella tua collezione.

Visto che non si trova tanto facilmente ti sconsiglio vivamente di giocarci: da prendere e mettere sotto spirito.





mercoledì 27 marzo 2013

Chevrolet Custom Pick Up 1969

Caro Andreo,

visto che si sta avvicinando la primavera, voglio esporti un bellissimo esemplare di pick up tradizionale e classicissimo. Si tratta del Chevrolet Custom Pick Up del 1969. Questa è la denominazione adottata dalla HW: in realtà si tratta del pick up Chevy C10 nella versione Cheyenne. La versione Cheyenne prevedeva degli allestimenti un po' più curati per il classico C10 (che altrimenti era piuttosto spartano). Pensa che aveva pure la radio!.

Il C10 è un pick up che si presta da morire al tuning e agli smanettamenti di ogni tipo. Infatti ne circolano ancora parecchi con allestimenti a dir poco fichissimi. Del resto la HW non ha potuto evitare di realizzare una versione piuttosto ganza....






Vabbè, vabbè. Le foto fanno schifo. Ma che ci vuoi fare? Non tutte le ciambelle riescono con il buco. Bisogna accontentarsi.

Dunque le proporzioni di questo esemplare sembrano abbastanza giuste. Il livello dei dettagli non è particolarmente elevato, comunque possiamo definirlo accettabile. Il colore della carrozzeria è abbastanza buono anche se forse poco vintage. I vetri gialli fanno venire l'emicrania e non sono molto pratici per chi, ipoteticamente, dovesse mettersi alla guida di questo furgone. I cerchioni (maggiorati) presentano una fascia gialla che si intona con l'estetica complessiva del mezzo: piuttosto buoni via...
Il muso presenta una griglia con i fari a scomparsa: una sciccheria nel modello reale.
Abbastanza azzeccate le scritte che non scocciano più di tanto.

Nel complesso un esemplare decente anche se un po' micragnoso. si poteva fare di più. E che cavolo!

Comunque si tratta di un pezzo che va collezionato: si trova in giro abbastanza facilmente. Quindi non hai scusanti. Datti da fare, và...



lunedì 18 marzo 2013

Chevrolet Malibu 1965

Caro Andreo,

ecco qui un'ennesima incona dell'industria automobilistica americana di sempre. Sto farfugliando della Chevrolet Malibu che qui introduco nella versione del 1965. Si tratta di una straclassica dalle linee filanti tipiche di quegli anni. E chi non conosce la Malibu? Insieme all'Impala,Chevelle e alla Bel Air rappresentava l'auto americana tipica, senza se e senza ma.

La Malibu del 1965 fa parte della prima serie, uscita nel 1964, che venne prodotta fino al 1967: di questa macchina ne esistevano un bella varietà di versioni. Voleva la Station Wagon? C'era. Volevi la convertible? C'era. Volevi la versione sportiveggiante? C'era la versione SS. Alla fine degli anni '60 la Chevelle e la Malibu vennero fuse in un'unica auto ovvero la versione Malibu della Chevelle: un po' più familiare e bonaria della Chevelle vera e propria che era quasi una muscle car.

Della serie: chissenefrega... Passiamo ora ad eseminare il modello realizzato dalla HW.






Che foto orribili che ho fatto. Vabbè. Tiriamo avanti.

Il livello dei dettagli appare decisamente standard: niente spinte in avanti. Peccato perchè la Malibu secondo me avrebbe meritato qualcosina in più. Comunque le proporzioni appaiono corrette. L'aspetto è decisamente quello di una lowrider quindi con cerchioni esagerati a 5 razze e fondo che quasi tocca terra. Colore azzeccato con interessanti fascioni neri. Interni neri con vetreria trasparente che non volgarizza il tutto. 

In sostanza un esemplare discreto anche se forse si poteva fare meglio. Si rischia l'"autotriste"? Forse, ma per rispetto della Malibu, la salviamo per questa volta.

Direi che dovresti avere questo esemplare prima di tutto perchè una Malibu è una Malibu: non aggiungo altro. Tieni conto che recentemente una versione nuova della Malibu viene commercializzata anche in Italia. Non ha nulla a che spartire che le vecchie glorie del passato, però diciamo che funge da promemoria. 

Non tentare di giocarci perchè è una lowrider, bassissima, strascica il fondo e non si muove più di tanto.


mercoledì 6 marzo 2013

Plymouth Barracuda Formula S 1968

Caro Andreo,

sono un patito delle Plymouth. Inutile negarlo. Per me la Barracuda resta la muscle car per definizione. Ed ecco che infatti sto qui a proporti questa splendida Plymouth Barracuda Formula S del 1968. Anche se personalmente preferisco le Barracuda degli anni '70 devo dire che anche questa macchina non era niente male. La versione Formula S prevedeva un allestimento sportivo con un motorino di circa 6700 di cilindrata con 383 CV: mica male...

Erano automobili bellissime da vedere: oggi, con gli ovetti che ci sono in circolazione, macchine simili ce le sogniamo proprio.

Ciancio alle bande e vediamo la riproduzione "in piccoletto" realizzata dalla HW.




Le proporzioni di questo modello sono abbastanza corrette ed il livello dei dettagli, pur non essendo da urlo, è tuttavia accettabile. Il colore è appropriato ed essendo una versione Formula S si può dire che gli addobbi sportivi della carrozzeria sono adeguati. Ovviamente lo scrittone Mopar è d'obbligo. Cerchioni maggiorati, soprattutto quelli posteriori, vetreria trasparente (OK) ed "interiora" nere: diciamo che ci si può stare.

Nel complesso un esemplare accettabile realizzato dignitosamente. Poichè si trova facilmente in giro, devi aggiungerlo alla tua collezione poichè una Barracuda è sempre una Barracuda.


martedì 11 dicembre 2012

Chevrolet Chevelle 1964

Caro Andreo,

la Chevy Chevelle è un'auto mitica, forse la Chevy più famosa che ci sia. Qui oggi abbiamo sotto il naso l'edizione del 1964 ovvero la prima serie della Chevelle. Certo a guardarla così è una macchina con uno stile classico di quegli anni: tuttavia, anche per il fatto che ne esisteva una marea di varianti, fu un successo immediato. C'erano quelle con motoretti fiacchi-fiacchi (5.4cc) per la famiglia e quelle con motori spaventosi da vera muscle car (7.0cc). C'era la versione 4 porte (che non voleva nessuno) e quella a 2 (fichissima) ed anche la station wagon e la  convertible

Un'auto eccezionale. Semplicemente eccezionale.

Ovviamente la HW ne ha realizzato delle repliche in tutte le salse. Vediamo pertanto questa Chevy Chevelle del 1964 by HW.





Proporzioni corrette e livello dei dettagli accettabile nel complesso. Cerchioni standard con ruote posteriori maggiorate che le alzano il didietro. Il colore della carrozzeria è buono (grigio metallizzato con fasciature laterali) e ben si adatta a questa vettura. Niente pecionate o scritte. Ottimo. Motore sporgente dal cofano: look da muscle car. Può andare...

Vetri trasparenti ed interni argentati: 'somma...

Nel complesso un bel modello: non c'è che dire. Anche se a guardarlo così è un pochino anonimo, resta però degno di essere immediatamente collezionato. La Chevelle, in tutte le sue declinazioni, non può di certo mancare nella tua collezione...


martedì 27 novembre 2012

Chevrolet (Opala) SS 1969

Caro Andreo,

santo cielo quanto si impara a collezionare automobiline!!! Pensa un po' che grazie alle HW ho scoperto l'esistenza della Chevy Opala di cui, francamente, ignoravo totalmente l'esistenza. Come ho fatto a vivere finora con questa lacuna?!?

Ma cominciamo dall'inizio (un bel loop cerebro-lessicale, non c'è che dire...)

Tempo fa, scoficchiando fra i vari mucchi di HW ho trovato un modello denominato Chevrolet SS e stop. A guardarlo così questo esemplare sembrava una versione scrausa ed economicissima della Chevelle. Ma perchè non c'era scritto che era una Chevelle? Perchè usare una denominazione così generica, Chevrolet SS?

Comunque siccome mi sembrava un pezzo collezionabile, l'ho accattato ed ho cominciato ad indagare per capire quale potesse essere la magagna. E che ti salta fuori?

Il modello in questione non è una Chevelle, ma una Chevrolet Opala del 1969. Opala? Mai sentita nominare! Vengo pertanto a scoprire che l'Opala è una Chevrolet costruita in Brasile dal 1969 al 1992. In sostanza si trattava di un'Opel Rekord (e chi non ricorda le mitiche Rekord?) su cui venne istallato il motore della Impala. Unendo Opel ed Impala venne fuori questo nome orrendo di Opala. Le differenze con la Rekord europea sono evidenti: fari tondi invece che rettangolari ed un bel 3800cc invece del sonnacchiosissimo 1700cc della Rekord. 

Svelato il mistero. Certo che però ce lo potevano scrivere su che era un'Opala... Mi sarei risparmiato tutta 'sta lagna...

Comunque, hai capito che roba? E adesso vediamo questa benedetta Opala della HW.





Dunque esaminandola bene, si può dire che non somiglia troppo all'originale. Sarà a causa dei grossi cerchioni, ma continua a sembrare più una Chevelle fatta in economia o una Nova che un'Opala. Avendo scorrazzato da raggazzino più volte sulle Rekord devo dire che qualche lacuna nella realizzazione di questo esemplare c'è.

Comunque il livello dei dettagli è accettabile mentre le proporzioni secondo me non sono il punto di forza del modello: troppo tozza, poco slanciata e corta. Il colore della carrozzeria è un verdagnolo smorto che però fa molto vintage: i fascioni neri ci possono anche stare. Vetri trasparenti e selleria nera: nella norma. 

In conclusione si potrebbe dire che si tratta di un esemplare un tantino smorto, ma essendo la riproduzione di un veicolo brasiliano di derivazione Opel Rekord non si può pretendere di aver un mostro di rabbia e furore. In fondo l'Opala originale doveva essere così: un discreto cassettone senza pretese, affidabile robusto e non destinato a farsi notare più di tanto.

Essendo un esemplare tutto sommato esotico, direi che vale la pena di collezionarlo anche perchè si trova in circolazione pouttosto facilmente. Quindi all'opera (non in senso lirico ovvio...)



Un piccolo omaggio alla Rekord...


lunedì 5 novembre 2012

Studebacker Champ 1963

Caro Andreo,

non capita spesso di recensire esemplari di un marchio storico e prestigioso come Studebacker. Gira che ti rigira siamo abbastanza pieni di Chevy e di Ford: per cui quando mi arriva sotto le mani una Stude, beh, devo dire che la soddisfazione non manca.

Dopo questo proemio degno di un buon psicanalista, vediamo di arrivare al dunque. Oggi ti sottopongo la riproduzione dello Studebacker Champ nell'edizione del 1963. Si tratta di un pick up costruito dal 1960 al 1964, dall'aspetto piuttosto solido e spartano. Niente fronzoli, niente orpelli. Tutta sostanza come ci si aspetta da un veicolo di fabbricazione USA. 

Da un punto di vista estetico si evince abbastanza chiaramente il frontale tipico delle Studebacker dell'epoca (ricorda un bel po' la Lark): si distingue chiaramente da tutti gli altri veicoli. Certo, le Stude sembrano le macchine dei fumetti, magari più adatte a circolare a Paperopoli o Topolinia piuttosto che Los Angeles, ma questo ti fa pensare come questo marchio possedesse un suo non-so-che di originalità (pensa solo all'Avanti, non so se mi spiego).

Ed ora sveliamo l'esemplare ricreato apposta per noi dalla HW.







Il modello in esame presenta delle proporzioni corrette ed un livello dei dettagli decisamente buono. Basta pensare al frontale con il radiatore ben evidenziato e riprodotto con la griglia, i cerchioni con tanto di scrittone "GoodYear", i fari con le mascherine laterali, i fari posteriori rossi e non amalgamati con il colore della carrozzeria. 

Il giallo della livrea è indovinato; idem per gli interni in finta-plastichina-pelle neri, telone posteriore nero, e vetreria trasparente. 

Il risultato è un bell'esemplare arrabbiato quanto basta, con buone declinazioni da muscle-pick-up: senza strafare, senza pecionate, senza burinate. Magari avere esemplari sempre a questo livello! Insomma è impossibile danneggiare o coattizzare una Studebacker: sarebbe un peccato mortale.

Un modello che DEVE essere da te collezionato perchè è una Stude e perchè è di livello niente male. Quindi alzati e cammina Lazzaro!

Escludo tassativamente di catafiondare un modello simile sulla tua pista al nero di seppia. Pena, l'amputazione delle mani e dei piedi. 



lunedì 29 ottobre 2012

Chevrolet Impala 1961

Caro Andreo,

secondo me la Chevy Impala è stata, in tutte le sue versioni, una delle macchine più belle mai realizzate, per lo meno con riferimento a quelle costruite negli anni '50 e '60. Insieme alla Bel Air, l'Impala è una vera icona dello stile americano di quell'epoca, forse anche più delle Cadillac. 

Se guardi in giro le macchinielle che girano oggi, tutte anonime e bruttissime, ti vengono le lacrime agli occhi pensando a tutto quello che è andato perduto in stile e gusto. Certo, magari tecnicamente queste auto non erano il massimo della qualità ed erano magari pure pericolosette. Però mentre noi qui in Italia giravamo con le Milleeeeeccccento o le Seicento, queste auto disponevano di un sacco di gadget e funzionalità oggi comunemente utilizzate.

Che macchine: acciderba, che macchine.

Il caso in questione oggi è costituito dalla Chevrolet Impala del 1961, un'auto che si spiega da sola. Punto e basta. Vediamo allora la riproduzione HW.







Vabbè, vabbè! Le foto fanno schifo e non rendono l'idea. Comunque tu fai uno sforzo di immaginazione e vienimi incontro. 

Dunque. La proporzioni sono buone e discreto è il livello dei dettagli. Il colore della carrozzeria (rosso con fascioni neri e sottoveste bianca con altrettante rifiniture bianche) non è la fine del mondo, ma ci si può stare visto che si è cercato di dare a questo modello un'aria da muscle car. I cerchi sono quelli ormai d'ordinanza su gran parte di esemplari, ma non mi piacciono particolarmente: si poteva fare un po' di meglio, via!

Ci sono i deflettori così non voli via nelle mezze stagioni: gli interni sono neri e la vetreria trasparente. Buono tutto sommato. Nota di curiosità: sul pianale posteriore si notano gli altoparlanti dello stereo. Possono far comodo nei lunghi viaggi...

Nel complesso un esemplare discreto realizzato con una cura dignitosa. Esemplare da collezionare senza indugio visto che si tratta di un'Impala del '61 (occhio alla solita scemissima battuta: "Guarda e Impala!").

Di giocarci non se ne parla proprio. Si colleziona e basta....


Vintage Chevrolet Impala TV Commercial 1961 di ROD68

Dov'è finito questo mondo???

1961 Chevrolet Car Commercial with Dinah Shore di karisma999

mercoledì 1 agosto 2012

Plymouth GTX 1967

Caro Andreo,

non ti nascondo che è sempre con un certo piacere che dedico un po' di tempo e chiacchiere a commentare le auto prodotte a suo tempo dalla Plymouth. Si tratta di un marchio storico dell'industria automobilistica americana che ha prodotto robetta niente male come la Barracuda o la Road Runner (già commentate qui).

Contemporaneamente, quando penso alla Plymouth e alla fine che ha fatto mi viene un nodo alla gola (forse con un tir di caramelle passerebbe pure, ma...): mi sale una nostalgia terrificante... Per me la Plymouth è l'immagine dei favolosi anni '60 su quattro ruote. Non ci posso fare niente. Per me è così. Forse con una decina di anni di analisi potrei superare questo problema, ma per ora rimango così come sono. Pazienza.

Santo Cielo, quanto ho divagato! Parliamo di questa bellissima Plymouth GTX del 1967. Si tratta della primissima serie della GTX (che abbiamo già incontrato): una gran bella muscle car, non c'è che dire. La GTX nasce come sportivizzazione della Plymouth Belvedere: con una griglia aggressiva sul muso, un motore più potente e un po' di freschette qua e là venne fuori prima la Belvedere GTX e, subito dopo, la semplice GTX. Ma, mi chiedo: quanto ti importa di tutto ciò?

Passiamo allora senza indugi all'esemplare partorito dalla HW.





Innanzitutto devo dire che le foto mi sono venute particolarmente male. Evidentemente è l'Alzehimer che avanza inesorabile a passi da gigante. Quindi vedi di fare un piccolo sforzo interpretativo per decrittare qualcosa dalla nebbia generale.

Le proporzioni del modello sono azzeccate ed il livello dei dettagli è discreto. La scelta dei cerchioni (semi-standard a 5 razze e di eguali dimensioni) favoriscono la stabilità complessiva dell'impatto visivo del veicolo in questione (sembra una citazione della Divina Commedia...)

Anche se il color melanzana non rientra nel novero dei miei colori preferiti, devo dire che nel complesso ci si può anche stare. Cristalli azzurrini ed interni di uno strano colore bianco latte-guasto che però hanno un lieve sentore di retrò. Sembra che forse all'interno ci abbia vomitato una squadra di rugby... Comunque, passabile anche questo. Accettabili i fascioni e le decorazioni sul cofano. OK anche le diciture sulle fiancate.

Insomma, nel complesso direi che si tratta di un esemplare di discreta fattura. Visto che si trova molto facilmente e che è la riproduzione di un'auto leggendaria, ti consiglio di spegnere il computer ed andare ad acquistare il modello. Che fai? Sei ancora lì?

martedì 10 luglio 2012

Chevrolet COPO Camaro 1968

Caro Andreo,

una delle implicazioni più interessanti del fatto di collezionare oggetti apparentemente risibili come quelli oggetto di questo psicolabile blog, è che in un modo o nell'altro si riesce ad imparare qualcosa. E' il caso del modello in esame in questo posto: la Chevy COPO Camaro del 1968. Ovviamente ormai, dopo decine di milioni di post che ho scritto in questa sede, la Camaro ti dovrebbe essere abbastanza familiare. Diciamo che un'auto leggendaria. Stop. Ma che cosa è la COPO Camaro?

Ebbene la sigla COPO significa "Central Office Production Order". Conosci l'inglese? Beh, per farla breve i modelli che uscivano dalla fabbrica con il marchio COPO erano quelli fatti in pratica su "ordinazione". Insomma le COPO Camaro (che venne lanciata nel 1968 e ribadita nel 1969) erano automobili fatte su richiesta dotate di equipaggiamenti speciali. Non sempre si trattava di modelli super-sportivi-pompatissimi. Magari avevano le sospensioni di un certo tipo, un tachimetro qua e là, qualche forma di personalizzazione, ecc... Comunque costavano un sacco, molto di più dei modelli di serie. Ciò non toglie che nella versione COPO venissero realizzate delle Super-Camaro con prestazioni stellari: di queste auto in giro ce ne erano pochine ed oggi ce ne sono rimaste anche meno.

Dopo questo sbrodolamento verbale, passiamo all'autopsia dell'esemplare realizzato dalla HW.






Tanto per essere un pochino polemici potrei subito dire che se questo sia o meno una versione COPO della Camaro non è cosa facile a stabilirsi. Poichè non è possibile verificare il motore (ma dimmi tu...) l'unica cosa che mi fa capire che è la versione COPO è la scritta riportata sotto questo modello. Per il resto sembrerebbe una versione molto sportiva di una Camaro del 1968. Ragion per cui, prendiamo tutto per buono: del resto non abbiamo altra scelta. 

Le proporzioni del modello sono buone così come il livello generale dei dettagli. Indovinato il colore della carrozzeria: visto che è un'auto sportiva il colore deve essere tale. Allo stesso modo non disturbano più di tanto i vari striscioni bianchi presenti per evidenziare le forme del modello. Cerchi d'ordinanza, interni in plastichin-finta perlle nera, cristalli incolori. Vabbè!

C'è qualche strofinatura sulla carrozzeria, ma non è colpa mia. Era proprio così. Forse è una caratteristica delle COPO, ma non credo proprio...

Si trova in giro piuttosto facilmente ed essendo una versione COPO la devi collezionare. Superfluo dire che la verniciatura è delicatissima. Quindi acquista e stipa.

martedì 26 giugno 2012

Bread Box - Jeep FJ-3 Fleetvan 1965

Caro Andreo,

delle volte capita che raccatti un esemplare di Hot Wheels che sembra una totale baggianata o una ciofeca epica (beh, a pensarci bene qui abbiamo sempre a che fare con delle baggianate...) e ti domandi: ma che cavolo sto facendo? Ma che diavolo ci faccio con un freschetto come questo? Ma 'sta roba è da collezione o no?

Queste domande mi hanno assillato un bel po' dopo aver acquistato questo modello che la HW etichetta come "Bread Box". Infatti, appena tornato a casa ho pensato: mi sa che ho fatto una cavolata, 'sto coso non serve a niente, mi sa che lo fiondo fuori dalla finestra...

E invece no. Non si tratta di una cavolata. Il suddetto "Bread Box", l'allegro furgoncino che vedi riprodotto nei miei dagherrotipi, altro non è che la Jeep FJ-3 Fleetvan del 1965 ovvero il leggendario scatolotto usato dalle poste americane. Magari uno potrebbe non crederci, ma questo affare è una Jeep! Detto meglio, si tratta di un furgone costruito dalla Willys Motors e dalla Kaiser Jeep dal 1961 al 1965 come evoluzione del "DJ-3A Dispatcher".

Chissà perchè, ma ho il vago sospetto che a te di tutti questi dettagli storici non importi una scatola di Sofficini scaduti. Quindi, glisso sul blabla e passo alle immagini.





Beh, per essere lui è proprio lui. Proporzioni corrette e livello dei dettagli decente. Il colore è adeguato al mezzo dato che richiama proprio il veicolo postale (Hot Wheels Post Service?). Cerchioni standard e cristalli rabbuiati. Niente assurdità burine o teschi: vorrei vedere come si poteva trasformare una cosa del genere in una muscle car (anzi muscle van). Tetto trasparente, cosa che permette al felice possessore del modello di visionare l'interno onde soddisfare un istinto irrefrenabile di curiosità cosmica. Manca lo sportello destro cosa che facilita le operazioni di consegna della posta, ma espone l'operatore all'inevitabile rischio di essere catapultato fuori dal bussolotto alla prima curva. Ma chi se ne importa?
Il grado di aereodinamicità è pari a quello del Muro di Berlino, ma anche in questo caso: chi se ne importa?

Comunque un bel furgoncino nel complesso: un pezzo di "american way of life", via!

Domanda da un milione di tappi a corona: vale la pena collezionarlo? Io direi di sì perchè è un pezzo molto vintage (è del 1965), è una Jeep, ha rappresentato un elemento del paesaggio americano, è un veicolo semi-leggendario.

Giocarci con la pista? Non se ne parla proprio...

Difficile trovare video di questo veicolo: di meglio non ho trovato...


lunedì 4 giugno 2012

Shelby GT 500 convertible 1969

Caro Andreo,

in teoria, dico in teoria perchè adesso sta piovendo a più non posso, sarebbe arrivata l'estate. E come sempre in questi casi, tanto per scaramanzia, recensisco un modello di auto "convertible" ovvero decappottabile, scappottabile, scoperchiabile, detettattible, ...

Il modello in questione è nientepo'po'dimeno che una Shelby GT500 del 1969 nella versione, appunto, convertible.

La GT500, già recensita a suo tempo nella versione "cobra" fastback, è un'auto leggendaria prodotta dalla Ford in collaborazione con Mr Shelby, un pilota e costruttore di automobili anche lui leggendario. La GT500 è un superbolide ispirato alla mitica Mustang: non c'è da aggiungere altro.

Un'auto leggendaria, un nome mitico, un bolide, una macchina fantastica: quanti sperticamenti! E la HW che ha fatto? Vediamolo subito.





Le proporzioni complessive sono più o meno quelle: dico più o meno perchè secondo me la versione originale è un po' più larga e piazzata per terra. Le ruote, cerchi standard senza fronzoli e pretese, forse sollevano questo esemplare. La vernice blu con gli interni bianchi, secondo me, non è la fine del mondo e smorzicchiano l'aggressitività dell'originale. A guardala così sembra una barca... Con i vetri azzurrati poi...

Comunque il livello dei dettagli non è malaccio, soprattutto sulle fiancate e sul retro. Il frontale invece è piuttosto sobrio: forse troppo.

Il modello nel complesso è accettabile anche se forse avrebbe meritato qualcosa in più, dato che è una Shelby. Pazienza.

Comunque in considerazione del fatto che si tratta pur sempre della riproduzione di un pezzo di storia automobilistica, ritengo che tu debba accattare questo esemplare, qualora ti capitasse a tiro. Come tutte le convertible è decisamente delicato, sopratutto il parabrezza: quimdi, non lo si lancia dalla pista!!!