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domenica 5 febbraio 2012

1956 Chevrolet Flashsider

Caro Andreo,

visto che ha nevicato a più non posso in questi giorni, ho pensato di recensire un mezzo che potrebbe fare comodo in queste giornate in cui muoversi con la macchina può essere problematico. Ho estrapolato quindi dalla mia bizzarra e ridicola collezione di automobiline questa Chevy Flashsider del 1956

Ci troviamo di fronte all'elaborazione quantomeno pittoresca di un classico pick-up della Chevrolet degli anni '50 ovvero lo Chevy Cameo. Si tratta di un furgone che la Chevrolet ha prodotto dal 1955 al 1958 con risultati commerciali non del tutto strepitosi visto che si doveva confrontare con il Ford Styleside o il Dodge Sweptside che ottennero una fortuna di certo maggiore. 

Vediamo subito l'elaborazione della HW.





Come potrai aver vagamente intuito da queste miserrime foto, il timido ed altrimenti triste furgoncino Chevy Cameo è stato trasformato in un delizioso monster truck. Le ruote sono state a dir poco maggiorate ponendo quindi davanti all'asse anteriore un grosso ed antiestetico blocco dove far passare il sottile pezzetto di fil di ferro che unisce le ruote. Lavoro fatto in economia...

Comunque del Cameo c'è rimasto ben poco. Il cassone posteriore, utilizzato per fini rurali come il trasporto di pecore e capre o barili di whiskey, è stato "murato". Le proporzioni, nonostante gli zatteroni, sono tuttavia abbastanza corrette. Il colore della carrozzeria è buono. Visto che è diventato un monster truck, allora omnia licet: vetri arancioni, scritte e numeri con decorazioni "sprinte e sporte" sulle fiancate... Insomma un mezzo buono per quegli spettacoli che in America vanno per la maggiore dove sfasciano un po' di macchine e girano i vari monster trucks tipo "Big Foot".

Nel complesso un aggeggino di discreta fattura che ti consiglio di raccattare quando puoi. Viste le caratteristiche, sembra piuttosto difficile rovinarlo: tuttavia consiglio sempre prudenza. Tanto non lo puoi usare sulla tua pista con gorgonzola e radicchio...







venerdì 13 gennaio 2012

Jaded - Kaiser-Frazer "Henry J" 1951

Caro Andreo,

talvolta capita che, sgrufugnando in mezzo ai mucchi di HW magari presenti in un supermercato (cosa che può far fare una figura da mezzo scemo soprattutto se hai più di 10 anni di età - ma questa è la triste sorte del collezionista di Hot Wheels) può capitare che, dopo aver scartato decine di Pontiac, machinestranissime, stramberie varie, salti fuori un esemplare un po' eccentrico. Magari lì per lì non ti dice nulla: potrebbe essere una versione di pura fantasia di qualche fanta-macchina. Oppure potrebbe essere qualcosa di particolare. Questo alla fin fine te lo dice l'istinto perchè sulla confezione non c'è alcun indizio che ti possa aiutare a capire che razza di modello hai per le mani.

E' successo qualcosa di simile con la "At-a-Tude" che sembrava una mezza frescaccia invece era un'elaborazione di una Studebacker degli anni '50 oppure la "Metrorail". La stessa cosa è accaduta con questa Jaded. Sul momento ho pensato di aver acquistato una porchieriola: invece faccio una piccola indagine e cosa ti scopro? La Jaded è una Kaiser-Frazer "Henry J" del 1951

La Henry J era una macchinina americana costruita dalla Kaiser-Frazer per portare sul mercato un'auto molto economica, parca e quindi alla portata di tutte le tasche. Figuriamoci se in quegli anni di spreco assoluto gli americani potevano essere interessati ad una macchina piccola e che consumava poco. Nel 1953 venne ritirata dal mercato dopo che la Kaiser-Frazer era stata rilevata dalla Willys.

Anche se ha avuto una vita commerciale piuttosto breve, la Henry J ha oggi un mucchio di appassionati che recuperano questi rottami e li trasformano in mostri su 4 ruote, hot rods e dragster.

E ora, vediamo il modello della HW.




A guardarlo così si potrebbe già dire che si tratta di un esemplare abbastanza bruttino: però, in suo discolpa, bisogna dire che la versione originale non era un capolavoro di bellezza stilistica. Comunque vediamo un po'.

Le proporzioni sono corrette, il livello dei dettagli è scarsino. Il colore verde militare appannato non è il massimo, ma tutto sommato, dato che trattasi di un'elaborazione, non è poi 'sto terribile disastro. Vetri gialli, decorazioni un po' tristi e patetiche sulle fiancate, alettone in plastichina posteriore e rifinitura del muso con altrettanta plastichina grigia: cromature del tutto assenti. Peccato. 

Cerchioni maggiorati standard e scappamenti laterali in plastichina grigia. Sob...

Insomma si è visto di meglio: il risultato è modesto visto che alla fine questo modello sembra un insettone verde. Pazienza.

Modello di non immediata reperibilità. Anche se non è da urlo direi che, essendo la elaborazione di un'auto molto particolare prodotta da una casa automobilistica indipendente per pochi anni, merita di essere comunque raccattata.

In considerazione di quanto sopra, vediamo comunque di non maltrattarla troppo.







martedì 10 gennaio 2012

Chevrolet Bel Air 1955

Caro Andreo,

ci sono alcune auto americane che sono diventate un vero e proprio simbolo della mobilità del XX secolo. Forse quella più esemplificativa di quanto sto sbiascicando è la Chevrolet Bel Air del 1955. Quando dici Chevy Bel Air del '55 alla fine intendi dire "automobile": un po' come accade per il Maggiolino, per la Mini o la DS.

C'è poco da dire su questa macchina: una vera icona degli anni 50. Un'auto estremamente comune perchè prodotta in un numero smisurato di esemplari, dalla linea tipicamente anni 50: ancora non aveva le "pinne", ma presto le avrebbe avute... Insomma, una gran bella macchina.

Non so se si capisce, ma sono a corto di argomenti. Quindi veniamo al sodo ed esaminiamo l'oggetto in questione.







Premetto che abbiamo già incontrato una Bel Air del '55 nella pittoresca versione Taxi: ora qui abbiamo a che fare con qualcosa di più "normale".

Le proporzioni sono corrette e le finiture ed il livello dei dettagli sono abbastanza (e stranamente) elevati per un modello di questo genere. Il colore arancione-mandarino non mi fa strappare i capelli dalla gioia: un bicolore bianco-rosso o un azzurrino pastello sarebbero stati migliori. Ma va bene anche così perchè siamo abituati a tante aberrazioni...

Cerchioni standard a 5 razze, vetri trasparenti ed interni neri: un lavoro di buon livello nel complesso.

In sintesi si tratta di un esemplare di discreta fattura che, anche in considerazione del prestigio della vettura originale, non può mancare nella tua collezione. Si reperisce con grande facilità: quindi all'opera!

Direi che sarebbe una cosa a dir poco inconcepibile utilizzare questo modello sulla tua spericolatissima pista tonno e pomodori...





mercoledì 12 ottobre 2011

At-a-Tude: Studebacker Regal Commander 1953

Caro Andreo,

se cerchi una vera "machinastrana" nelle Hot Wheels, è proprio questo ciò che cerchi. Si tratta della At-a-Tude, un modellino che a guardarlo così è pure un po' bruttino: come sempre, invece di essere il parto di qualche mente malata della HW, ci troviamo di fronte ad una elaborazione di una macchina realmente esistita, in questo caso la Studebacker Regal Commander del 1953.

Bisogna dire che in effetti con le loro "machinestrane" i creativi della HW mi costringono ogni volta a fare delle indagini per capire cosa in realtà si nasconda dietro queste elaborazioni talora un po' bislacche e dietro delle denominazioni di, apparente, fantasia. Pensare che nel 1953 la Studebacker avesse realizzzato un'auto del genere, devo dire, che non mi passava nemmeno per l'anticamera del cervello.

Ed invece,  eccola qua! La Studebacker Regal Commander del 1953 era una macchina decisamente all'avanguardia per l'epoca soprattutto per la linea (molto europea per la verità): è vero che assomiglia ad uno scorfano, ma anticipa di molto linee e stile del futuro. Era sicuramente una scelta molto azzardata, ma se la guardi bene ricorda un po' la Citroen DS...

Nella sua stravaganza, la Studebacker Regal Commander del 1953 resta un'auto decisamente affascinante.

Vediamo ora la versione At-a-Tude della Hot Wheels.







Per quanto riguarda le proporzioni, a me sembra che questo modello sia più corto e più tozzo dell'originale: la versione originale era piuttosto filante (come la mozzarella...), mentre in questo caso questa filantitudine è andata decisamente perduta. I dettagli sono ahimè scarsini, fatto conclamato dalla ineluttabile colata di vernice sui fari e sulle cromature del frontale. Il colore della carrozzeria è poco vintage (è un'auto del 53 cacchio!) ma avendo realizzato una monster car, 'sto blu alla fine non è la disgrazia peggiore che ci possa capitare nella vita. Di conseguenza dobbiamo accettare senza commenti le fiamme sulle fiancate. A questo punto non potevano mancare i cerchi enormi a 5 razze che alla fin fine sono come la ciliegina sulla torta o la senape sui wurstel. Alettone d'ordinanza sul cofano posteriore.

In conclusione, pur essendo un esemplare dalla linea bislacca, il risultato non sarà da urlo, ma non è proprio una schifezza completa. Buonino, insomma. 

La At-a-Tude merita di essere collezionata perchè è l'elaborazione di una particolarissima Studebacker e le Studebacker erano delle gran belle macchine (a chi piacciono, ovvio...). Si trova in giro con facilità: fruga e acquista senza indugi.

Modello utilizzabile sulle tue piste cacio e pepe solo durante i solstizi.







giovedì 6 ottobre 2011

Ford T-Bird 1957

Caro Andreo,

il grazioso modello di cui andiamo a discettare nel presente delirante intervento è nientepòpòdimenoche la riproduzione della mitica Ford T-Bird del 1957.

Ti potrei annoiare per settimane sulla T-Bird, ma poichè dispongo di quel tanto di rispetto che serve per evitare uno sproloquio senza fine, mi astengo dal filosofeggiare su questa splendida e leggendaria automobile.

Diciamo solo che questa T-Bird rientra nella prima generazione (1955-1957) e, data l'eleganza delle linee, non sembra proprio una sportivissima e cattivissima auto americana: bisogna riconoscere che una T-Bird del 1957 rimane ancor oggi un'auto semplicemente bellissima.
Vediamo ora la versione rimpicciolita prodotta dalla HW.







Bisogna innanzitutto evidenziare che la HW ha di fatto realizzato una versione "all'arrabbiata" della T-Bird del '57 (con tanto peperoncino devo dire) cosa che può apparire un pò bislacca per un modello del genere. Del resto ciò si evince subito dal fatto che il modello in questione fa parte della serie Hot Wheels Racing (c'è scritto un po' ovunque sulla carrozzeria: questo vuol dire che ti hanno avvisato prima e non puoi più lamentarti). La scelta dell'accento marcatamente sportivo si riverbera quindi su tutto: invece dei classici colori pastello degli anni '50 (favolosi, semplicemente favolosi) questa qui è blu scuro con vernice sbrilluccicante, grandi scritte sportive sulle fiancate e sul tetto, vetri azzurrati, cerchioni a 5 razze piuttosto grossi. Le ruote posteriori sono poi più grandi di quelle anteriori: di conseguenza questo modello cammina con il sedere all'insù.

Devo dire che, anche se non è una realizzazione che mi fa cantare un intero LP di Orietta Berti dalla gioia, comunque si tratta di un esemplare di un certo interesse. Primo perchè è comunque la riproduzione di una T-Bird del '57 (non so se  mi spiego...), poi perchè tutto sommato (ma proprio tutto sommato) non è venuta fuori una pecionata con il botto: rimane un modello abbastanza gradevole.

E' da parecchio che non vedo in giro questo esemplare: difficile che lo trovi, ma se ti capita a tiro lo devi recuperare. A guardarlo così sembra un modellino ideale per le tue elettroforetiche piste: io però non ti ho detto niente...

Che nostalgia in questi spot pubblicitari dell'epoca...


martedì 4 ottobre 2011

So Fine - Buick Roadmaster Riviera 1951

Caro Andreo,

ecco qui un altro esempio di "machinastrana", ma che poi così strana non è. La HW etichetta questo modello semplicemente come "So Fine": in realtà si tratta di un classico modello Buick del 1951, secondo ma una Riviera Roadmaster.

Auto di grandissima eleganza ai suoi tempi e di lusso, faceva concorrenza alle Cadillac Coupè De Ville: se si pensa a come è finita oggi la Buick c'è da strapparsi i capelli...

Comunque vediamo subito l'esemplare realizzato dalla HW.






Realizzazione decisamente variopinta, pittoresca e allegrotta di un modello piuttosto serio ed elegante: tuttavia è accettabile nel suo insieme l'accostamento dei vari colori della carrozzeria. Indovinato il grigio per il tetto e passabile l'accostamento rosso-nero-bianco. La verniciatura sui fianchi comunque segue le linee sinuose soprattutto dei parafanghi posteriori. Sempre molto romantica la copertura integrale dei parafanghi posteriori delle ruote: chissà che casino cambiare le ruote posteriori...

Nel complesso le proporzioni sono buone, il livello dei dettagli è piuttosto minimale: vista l'auto originale si poteva spendere qualche milionesimo di centesimo e fare qualcosa in più. E che diamine! 

 Tipo e dimensioni dei cerchi appropriati.
Resta comunque una classica realizzazione in stile Hot Wheels: non sono mai semplici repliche, ma "americanizzazioni" e come tali dobbiamo prenderle in considerazione. Modello quindi nella media e tutto sommato gradevole. Abbiamo certamente visto di peggio nella vita...

E' da tempo che questo modello non lo vedo in circolazione: direi che dovresti collezionarlo perchè si tratta di una bella Buick dei primi anni '50 che in una collezione di HW dignitosa non dovrebbe mancare.

Triste capitolo piste: è inutile che tenti di fiondarla già dal tavolo della cucina sulla tua Mozartiana pista. L'esemplare è molto basso e struscia per terra. Non cammina nemmeno a calci. Desisti quindi (non parlo del calciatore di qualche anno fa ovvio...)

martedì 27 settembre 2011

La Troca - Chevrolet 3100 pick up 1950

Caro Andreo,

visto l'esemplare in questione, verrebbe da dire: "Porca Troca!". Battuta estremamente cretina...

Dunque, oggi sbiascichiamo di un pick up di un certo interesse: si tratta dello Chevrolet 3100 del 1950 che la HW ribatezza con l'eponimo di "La Troca".

Lo Chevy 3100 venne prodotto dal 1948 al 1953 senza subire grandi modifiche: si tratta di un mezzo che all'epoca era molto popolare e che ebbe molto successo. Il grande successo di vendite dell'epoca ha fatto sì che questo veicolo sia abbastanza semplice da rimediare oggi: molti patiti di Hot Rod quindi si divertono a rimaneggiarlo in ogni modo.

Per quanto riguarda il nome; credo che "la Troca" sia la versione spagnoleggiante di "the Truck" ovvero "il Camion": speriamo di non aver scritto una cavolata...




Diciamo che come esemplare non sarebbe malaccio: però qualche problemino in realtà c'è. La base in plastica rossa che deborda, nelle pedane laterali, nei paraurti e nel muso, è, tanto per usare un eufemismo, una "caduta di stile" di un certo rilievo. Diciamo che produce una discreta "pecionata"... Vada per le timide sfiammate rosse sui parafanghi posteriori e la scritta "la Troca": a questo punto che vuoi fare?

Deliziosa la piccola sverniciatura sul faro anteriore procurata (sicuramente da me) chissà come: ci sto sempre attento, ma si vede che non è bastato. Cerchi passabili, proporzioni appropriate, livello dei dettagli modesto.

Esemplare molto ribassato (lowrider nel vero senso del termine), inadatto in modo completo alle tue ciceroniane piste, può essere reperito con una media facilità. Direi di prenderlo perchè, anche se non è un capolavoro, è pur sempre un pick storico della Chevy del 1950.



venerdì 23 settembre 2011

Metrorail: AMC-Nash Metropolitan serie IV 1959-1961

Caro Andreo,

in teoria, con questo post, ci spostiamo nella'veo delle cosiddette "machinestrane". L'esemplare che ti presento è infatti denominato "Metrorail" dalla Hot Wheels senza fornire alcuna spiegazione aggiuntiva. 

Vediamo innanzitutto di cosa cavolo sto parlando.





Come puoi notare si tratta di una specie di Dragster arrabbiatissimo con un cofano spropositatamente allungato, un bel motorone che scappa fuori dal medesimo cofano, scappamenti di ogni genere...

'Sta roba potrebbe sembrare un affare inventato dalla Hot Wheels su due piedi: invece no. Quella che vedi è l'elaborazione in versione appunto Dragster di un'auto reale. Si tratta della Nash Metropolitan costruita negli USA dal 1954 al 1962. In particolare questo modello è la riproduzione della quarta generazione di Matropolitan della Nash.


  Si trattava di una micro auto americana che venne anche prodotta e commercializzata in Gran Bretagna dall'Austin. Era una macchina piuttosto buffa e piccolina e mi ha sempre ricordato le automobiline delle giostre e le pericolossime/taglientissime metalliche automobiline a pedali della nostra infanzia. Alla fine del 1961 uscì di produzione perchè strozzata dalla concorrenza: penso però che all'epoca in USA con la benzina a quattro soldi non importava a nessuno di produrre e acquistare ipccole auto magari dai consumi parchi. Erano proprio altri tempi.


Ma veniamo a noialtri. L'esemplare è abbastanza ben realizzato. Indovinati i colori, buoni i dettagli e le cromature, le proporzioni sembrano corrette, ha pure lo scrittone sui fianchi. I cerchioni ci possono stare, mentre i vetri rossi a me non piacciono. Che ci vuoi fare? 

Come avrai intuito dalle foto le ruote anteriori mi sono "collassate": il modello quindi ha il muso verso il basso e struscia per terra. E' un esemplare piuttosto delicatino: strano per un Dragster!!!

Non credo che questo modello si possa trovare oggi tanto facilmente perchè è un'emissione un po' vecchiotta. Comunque è un esemplare di un certo interesse per la tua collezione dato che, sia pure "all'arrabbiata", riproduce un'auto molto particolare degli anni '50.

Giocarci con la pista? Scordatelo!

lunedì 13 giugno 2011

Cadillac Custom (Eldorado) 1953 (pick up?)

Caro Andreo,

commentare una Cadillac è sempre un grandissimo piacere. Anche se si tratta di una Cadillac acquistata per la bella cifra di € 1.50 e predisposta in una versione un pochino bislacca, eh beh! è sempre un grandissimo piacere.

Eh sì prechè le Cadillac erano auto meravigliose in cui tutto era al massimo. Erano infatti il massimo in tutto: se pensi a come sono diventate oggi queste auto, si fa veramente fatica a trovare un nesso logico fra le Cadillac di ieri e quelle di oggi.

Quella che andiamo ad esaminare paranoicamente oggi, è una Cadillac del 1953 che la HW etichetta semplicemente come "Custom": credo, pena smentita, che si tratti di una Eldorado (auto fantastica...).

Il modello in questione è una specie di pick up: cosa secondo me un po' insolita per un'auto di extra-super-mega-lusso. E' come immaginare una Rolls Royce pick up: non riesco proprio ad immaginarmela. Questi presupposti potrebbero far scivolare il modello in esame nella categoria delle "machinestrane", ma personalmente non riesco a relegare una Cadillac fra le "machinestrane". No. Non ci riesco.

Vediamo in dettaglio il modello della HW.


Dunque a guardarla così direi che è un modello ben realizzato. Piuttosto azzeccato il colore della carrozzeria: un grigio azzurrino piuttosto elegante che ben si adatta ad una Cadillac. Niente pecette e scritte. Il livello dei dettagli è piuttosto buono: basta vedere il frontale con lo stemma della Cadillac ben in evidenza o con le prese d'aria laterali ben rifinite o con i fari ben evidenziati.
Buoni anche i cerchi e le proporzioni complessive del modello.

Il problema è che, passi per l'inverosimile pick up, ma sul vano di carico c'è un piccolo e buffo veicolo (la Hot Wheels spiega che si tratta di uno di quei trabiccoli per fare le corse in discesa) che non c'entra proprio niente. All fine sembra di vedere una lussuosissima Cadillac con un trattorino per tagliare l'erba sul cassone... Bah! Che roba...

Comunque si tratta di un bel modello, complessivamente ben fatto. Oltretutto si trova anche molto facilmente: quindi, essendo un Cadillac, bisogna averla nella propria collezione. Ah! A proposito: con una Cadillac del '53 non ci si gioca con la pista: almeno basta che io non lo so...


martedì 7 giugno 2011

Chevrolet Custom 1953

Caro Andreo,

eccoti qui un bel modello molto in stile anni '50 che fa una discreta figura nella tua collezione. Si tratta di una Chevy custom del 1953. La HW non fornisce altri dettagli, ma molto probabilmente si tratta della solita, immarcescente, inenarrabile, Bel Air.

Essendo un custom ci troviamo di fronte un modello decisamente classico. Eppure la HW è riuscita a tirare fuori una belva da corsa niente male (tutto sommato).




La Hotwheelizzazione di questo modello devo dire che non è stata poi una tragedia: molto indovinata la realizzazione della carrozzeria con l'effetto bicolore che fa tanto vintage. Il colore viola (mi tocca riconoscerlo) dà un certo stile a questa muscle car.

Il livello dei dettagli (non elevatissimo) è tuttavia accettabile: buoni i cerchi classici delle HW che in questo caso ci stanno benino. Niente vetri rossi o gialli: quindi sono OK. Il cofano motore trasparente? Discutibile, ma, per una volta, diamo un parere tutto sommato positivo a questa opzione dato che rende particolare questo modello. Insomma, per questa volta passi...

Alla fine si tratta di un modello interessante che passa al nostro esame con una sufficienza piena. Soprattutto il colore (bi) mi piace: molto anni '50.

Modello fino a poco tempo fa di facile reperimento: ora non mi pare più tanto. Se lo vedi acquistalo: un esemplare custom anni '50 ci sta sempre bene in una collezione di HW degna di questo nome.

A proposito: ci vuoi giocare con la tua Orwelliana pista? Occappa, ma solo nei giorni pari di settimane dispari a targhe alterne di mesi di 30 giorni di anni bisestili...

Che malinconia questi filmati pubblicitari d'epoca...

venerdì 27 maggio 2011

Chevrolet Bel Air 1959

Caro Andreo,

non so se si è capito, ma la Chevy Bel Air è uno dei tormentoni primari di ogni collezionista di HW. Diciamo anzi che la Bel Air è la madre di tutti i tormentoni di questa paranoica collezione. Infatti, come avrai notato, la Bel Air viene servita dalla HW in tutte le salse possibili immaginabili e in tutte le annate concepibili: esistono versioni sedan, 4 o 2 porte, convertible, impanate, alla amatriciana, alla cacciatora. Recentemente si sta pensando anche di realizzare una Bel Air del '55 ai quattro formaggi.

Comunque lasciamo perdere le divagazioni e parliamo del modello oggetto della nostra penosa analisi. Oggi parliamo infatti della Chevrolet Bel Air del 1959. Inutile dire che si tratta del solito straclassico degli straclassici. Auto molto nota e comunissima negli USA, ha vantato un notevole numero di estimatori nel passato così come oggi: è infatti oggetto di attrazione per molti collezionisti.

Il design di quest'auto è quello classico delle auto americane della fine degli anni '50: certo l'impressione che può dare è però quella del tipico "polmone" di una volta...

Vediamo ora il modello realizzato dalla HW.




Si tratta di un esemplare di un certo qual interesse. I dettagli non sono stratosferici: soprattutto il retro dell'auto è stato soffocato da una colata di vernice che ha di fatto azzerato il design dei fari che invece era un carattere peculiare di questo modello. Alla fine i fari posteriori ad "occhi a mandorla" non si vedono più. Peccato. Il muso è un pochino migliore, ma un po' sbilenco. Anche qui però si sono persi dei dettagli importanti come le feritoie sotto il cofano: tutto coperto di rosso e non si vedono più.

Le proporzioni complessive più o meno ci sono: gli interni neri sono indovinati. I cerchioni non c'entrano un fico secco.

Il colore della carrozzeria è indovinato e, anche se sono presenti delle scritte senza senso alcuno, tuttavia il risultato è dignitoso. Un modello nel complesso interessante e di fattura accettabile.

Questo modello era molto facile da trovare alcuni anni fa: ora non lo trovi nemmeno con il lanternino. Siccome è comunque un modello interessante del '59, se hai occasione di incontrarlo, acquistalo subito. Impossibile da utilizzare sulle tue Wagneriane Piste: esemplare bassissimo striscia come una lumaca. La verniciatura poi è delicatissima: si svernicia con molta facilità. Quindi proibito giocarci...

Che anni...







Tanto per farci quattro risate (si fa per dire perchè non ci sarebbe niente da ridere) includo questo video dove si dimostra chiaramente come queste auto "vintage" fossero e siano molto pericolose al confronto con le auto moderne: erano certamente auto bellissime, ma i livelli di sicurezza, grazie al cielo, sono molto cresciuti nel tempo...

venerdì 20 maggio 2011

Chevrolet Bel Air 1957

Caro Andreo,

sicuramente mi dirai: ancora 'sta benedetta Bel Air del '57? Sì, dico io, ma questa è una Bel Air particolare.

Innanzitutto ti rimando al post specifico sulla Bel Air del 1957 per il chiacchiericcio e per i video ecc... ecc...

L'esemplare di Chevy Bel Air che ti propino oggi è diverso perchè, non solo è una versione un po' particolare, ma è anche un'emissione (come si dice in gergo filatelico) del 1976.

Ecco qui l'oggetto in questione



Come puoi notare è molto diversa della versioni successive. Innanzitutto le proporzioni: è più corta e più tozza. Le cromature sono opache invece che brillanti come nelle emissioni recenti. La vernice della carrozzeria è molto opaca e ruvida: sfrucugnando in Internet ho trovato che questo modello, con questa verniciatura, dovrebbe cambiare colore con il calore. Questo però capiterebbe ai modelli di una serie specifica, diciamo fatti apposta per fare questa bella frescaccia inutile di cambiare colore. Oltretutto non mi risulta che questi esemplari cangianti siano così vecchiotti: anzi credo che siano di anni relativamente recenti.

Ho provato comunque più volte ad esporre al caldo 'sta Bel Air, ma non succede niente. Blu è e blu resta.

A differenza di altri modelli di HW d'epoca che posseggo, questo è in perfetto stato. Immacolato.

Si può discutere sulle decorazioni stile "stelle e strisce" sulle fiancate o sui vetri rossi: rimane però un modello particolare e doppiamente "vintage". Può avere un valore questa HW del 1976? Francamente non lo so, ma un modello simile in giro non l'ho mai visto, per lo meno in questi ultimi anni, nemmeno come replica.

Che ti dico? Se lo trovi, magari su qualche bancarella, piglialo subito: corre pure come una scheggia, ma non ci puoi giocare. Eh no!

giovedì 12 maggio 2011

Ford Anglia 105E 1959

Caro Andreo,

permettimi di iniziare questo post con un sonoro "AAAARRRGHHHHH!!!".


Perchè scrivo un urlo simile? Beh, ho tantissime ragioni per farlo quando si parla della Ford Anglia. In questo caso poi parliamo della Ford Anglia Mod. 105E prodotta dal 1959 al 1967.

Ho talmente tante ragioni per mettermi a gridare quando sento il nome "Ford Anglia" che non so nemmeno da dove iniziare.

Innanzitutto consentimi di dire che l'Aglia, secondo la mia modestissima opinione, è stata una delle auto più orrende che io personalmente abbia mai visto e, come leggerai più oltre, subìto in vita mia. Il fatto di essere la bruttissima copia in formato ridotto di qualche modello americano dell'epoca non l'ha aiutata di certo. Il muso simil-Chevrolet (fatto male ovvio), le pinne posteriori (non c'entravano un piffero!!), la sagoma a freccia con il tetto ridicolmente spiovente (c'era anche una versione della Citroen AMI8 che aveva lo stesso problema), il fatto che fosse piccola, alta e stretta la rendevano più simile ad una cabina telefonica investita da un tram che ad un'auto. Sembrava una di quelle macchinine a pedali di ferro che regalavano a noi marmocchi (pericolosissime e taglientissime - si arrugginivano pure) o le macchinine delle giostre: insomma era il classico "macinino".


Direi anche che forse l'Anglia ha ispirato i designers della Germania Est per il design della Trabant, famigerata auto di cartone (non animato)...


Tanto per concludere in complimenti, visti gli spigoli presenti ovunque (interni ed esterni) e visto che probabilmente milioni di pedoni erano stati trafitti dalle Anglia, alcuni anni dopo uscì una versione amcora più orribile (sembrava impossibile fare di peggio: invece...) tutta arrotondata: l'Anglia Torino. Orribile, semplicemente orribile.

E poi quanti atroci ricordi dell'Anglia! Sarà stata la metà degli anni '60: io ero un piccolo monello, ma certi ricordi non me li cancella più nessuno. Nemmeno Freud e Jung messi insieme! Mentre mio padre possedeva una bislacchissima Opel Kadett azzurrina (anch'essa con micro-pinne e via dicendo), un suo amico possedeva un'Anglia grigio sorcio "andatoammaleinavanzatostatodiputrefazione" con interni in finta pelle rossi che producevano (soprattutto in estate dopo un periodo prolungato di esposizione al sole) un odore inconfondibile. Gomma infuocata con esalazione di precedente sudore e puzza di piedi + colla fusa e metallo arroventato con una lieve fragranza forse di ammoniaca e cane morto per affogamento (quindi bagnato). Ripeto: è impossibile per me dimenticare una cosa del genere.

In estate capitava che si facessero delle vere e proprie "macchinate" di ragazzini che venivano portati al mare. Io, i miei fratelli e i figli di questo amico di mio padre (con cui eravamo anche noi amici) venivamo (forse i nostri genitori facevano a turno) letteralmente caricati e stipati dentro questa Anglia dalle caratteristiche che ti ho appena descritto. Ti puoi immaginare la situazione imbarazzante. Appena saliti a bordo, l'odorino dell'Anglia, la sua pregiatissima finta-pelle nei sedili, il calore da centrale nucleare a fusione, la ridottissima circolazione dell'aria (era a due porte con dei finestrini ridicoli - aria condizionata inimmaginabile all'epoca), il sovraffollamento di bambini armati di palloni, secchielli, borse e borsoni, "tamburelli", (e chi più nei ha più ne metta) il tutto sommato alle caratteristiche delle strade dell'epoca (tutte curve) e alla distanza da fare (circa 40 km fino al mare), rendevano l'Anglia potenzialmente un'arma di distruzione di massa.

Dopo pochi metri infatti, all'euforia generale per la gita in corso, si sostituiva rapidamente uno scenario tipo "Dante's Inferno" (il videogame): di fatto era impossibile trattenere una successione ininterrotta di conati di vomito. Bastava che iniziasse uno e appresso tutti i ragazzini che si univano in un corale e cosmico fiume di vomito che tracimava ovunque.

Il povero guidatore non faceva nemmeno in tempo a fermarsi e mentre gridava "Resistete che devo trovare un rettilineo per fermarmi!!!" (povero illuso: non c'erano rettilinei allora - non li avevano ancora inventati forse), noi tutti poveri dannati e sventurati eravamo con il vomito fino alle ginocchia e quasi privi di sensi...

Queste scene da film dell'orrore di quarta categoria si sono ripetute più volte purtroppo e ahimè la povera Anglia era ormai compromessa: l'odore e le chiazze indelebili di vomito ormai l'avevano marchiata a fuoco come un vitello maremmano. Già da lontano quando la vedevi, ti cominciava a girare la testa, ti si appannava la vista, ti tornava su la parmigiana mangiata anni prima... Cominciavi a cercare disperatamente una busta...

Non so francamente come abbia fatto, ma il felice possessore di questo collettore di vomito ambulante riuscì a vendere questo peculiare esemplare di Anglia: venne rimpiazzata da una Peugeot 404 Berlina verde scuro (sempre con le pinne) su cui ci venne tassativamente proibito di mettere piede. Chissà perchè...

Sta di fatto che, ancor oggi, se mi capita di vedere una Ford Anglia (anche in foto) mi vengono dei malori allo stomaco ed una nausea irrefrenabile...

Dopo una storia del genere, mi chiedo se uno può avere ancora voglia di parlare di Anglia: voglio solo ricordare che l'Aglia 105E è stata riesumata, con un esemplare azzurrino, nei film di Harry Potter. Lì l'hanno fatta pure volare: pensa tu che vomitate "magiche" ci si possono ancora fare...

Vediamo ora il modello messo in piedi dalla HW.



Anche in questo caso c'è da dire "AAARRRGGHHH!". L'esemplare è semplicemente orribile e nemmeno lontanamente equiparabile all'originale (per certi aspetti forse anche fortunatamente).

A parte le pecette varie ed i dettagli ridotti al minimo, il grosso problema restano le proporzioni: insomma anche questo modello, nel suo piccolo, fa vomitare... Il maldestro tentativo di attribuire una qualche qualità a questo modello si è trasformato in una trasfigurazione generale. L'anglia originale è infatti stretta e corta: qui è decisamente più larga e più bassa.

I vetri gialli sono allucinanti e stonano completamente: forse sono gialli per gli schizzi di vomito degli occupanti virtuali. Il grigio sorcio comunque è "la morte sua" come si dice dalle nostre parti. Insomma alla fine il risultato conclusivo è una specia di rana grigia dall'espressione sconsolata.

In conclusione: un modello drammaticamente orribile, fuori proporzione, di basso livello.

Eppure, caro mio, ti consiglio di acquistare questo esemplare: serve praticamente come monito. Una specie di avvertimento sulla finitezza dell'esistenza umana, diciamo così.

Ed ora, una bella indigestione di Anglia in questo video...

Comunque ridiamoci sopra con questo video.