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Visualizzazione post con etichetta convertible. Mostra tutti i post
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lunedì 4 giugno 2012

Shelby GT 500 convertible 1969

Caro Andreo,

in teoria, dico in teoria perchè adesso sta piovendo a più non posso, sarebbe arrivata l'estate. E come sempre in questi casi, tanto per scaramanzia, recensisco un modello di auto "convertible" ovvero decappottabile, scappottabile, scoperchiabile, detettattible, ...

Il modello in questione è nientepo'po'dimeno che una Shelby GT500 del 1969 nella versione, appunto, convertible.

La GT500, già recensita a suo tempo nella versione "cobra" fastback, è un'auto leggendaria prodotta dalla Ford in collaborazione con Mr Shelby, un pilota e costruttore di automobili anche lui leggendario. La GT500 è un superbolide ispirato alla mitica Mustang: non c'è da aggiungere altro.

Un'auto leggendaria, un nome mitico, un bolide, una macchina fantastica: quanti sperticamenti! E la HW che ha fatto? Vediamolo subito.





Le proporzioni complessive sono più o meno quelle: dico più o meno perchè secondo me la versione originale è un po' più larga e piazzata per terra. Le ruote, cerchi standard senza fronzoli e pretese, forse sollevano questo esemplare. La vernice blu con gli interni bianchi, secondo me, non è la fine del mondo e smorzicchiano l'aggressitività dell'originale. A guardala così sembra una barca... Con i vetri azzurrati poi...

Comunque il livello dei dettagli non è malaccio, soprattutto sulle fiancate e sul retro. Il frontale invece è piuttosto sobrio: forse troppo.

Il modello nel complesso è accettabile anche se forse avrebbe meritato qualcosa in più, dato che è una Shelby. Pazienza.

Comunque in considerazione del fatto che si tratta pur sempre della riproduzione di un pezzo di storia automobilistica, ritengo che tu debba accattare questo esemplare, qualora ti capitasse a tiro. Come tutte le convertible è decisamente delicato, sopratutto il parabrezza: quimdi, non lo si lancia dalla pista!!!

venerdì 20 gennaio 2012

Ford Mustang Concept 1963

Caro Andreo,

come ti ho già scritto altrove (ma dove?), non sono un grande appassionato di concept car: fanno sempre un po' schifo. Però nel caso della Mustang mi tocca fare un'eccezione perchè la Ford Mustang è un'auto leggendaria ed è sempre interessante vedere come si è arrivati dai vari prototipi alla versione originale.

In questo risibile post esaminiamo la Ford Mustang Concept del 1963. Si comincia ad intravedere lo stile che caratterizzerà la Mustang definitiva: quindi questo prototipo è abbastanza azzeccato. Bisogna pensare poi a quanto gli americani fossero avanti in quegli anni nel settore automobilistico: prova a confrontare una Mustang con una Fiat 600 e fatti un'idea...

Veniamo a noi ed esaminiamo la riproduzione picciridda della HW.





Innanzitutto si tratta di una convertible, tanto per chiarire. Proporzioni corrette e livello dei dettagli buono, soprattutto nella parte posteriore con i fari ben evidenziati. Colore della carrozzeria corretto dato che questo prototipo uscì pittato di bianco. Interni azzurri... Cerchi HW standard: è stato evitato di mettere quelli maggiorati nell'asse posteriore. Esemplare di descreta fattura nel complesso.

Dato che è una concept car della Mustang direi che dovresti darti da fare per possedere l'esemplare in questione anche, diciamo così, per fini storici. E' un modello anche discretamente realizzato, quindi hai una motivazione in più. Uhè! Vabbè che si trova in giro facilmente, ma, considerato quanto detto sopra, questo non significa che questo modello possa essere sfregiato o scassato. Oltretutto è una convertible, quindi delicatissima. Occhio, allora!



venerdì 9 dicembre 2011

Ford Mustang Concept 1962

Caro Andreo,

ti piacciono i prototipi? A me francamente no. Di solito si tratta di bizzarre creazioni di creativi che alla fine non si realizzano mai. Spesso sono delle assurdità che ci fanno sorridere e quasi mai si concretizzano nelle cosiddette "auto di domani". Diciamo che sono quasi sempre delle "mezze cagate"...

Attenzione però, perchè parlo di quasi sempre. Talvolta si trova molto da scoprire nelle concept cars. In particolare negli anni '50 e '60 le concept cars esprimevano l'idea di come sarebbe stato il futuro nel suo complesso. Oggi, esaminando questi bizzarri esemplari, possiamo comprendere come all'epoca si guardava e si immaginava il futuro. 

Accidenti, quanta filosofia sto facendo! Comunque è questo il caso delle varie elaborazioni che hanno poi alla fine condotto alla realizzazione di una delle automobili più leggendarie della Ford ovvero la Mustang. Parecchie concept cars furono elaborate prima di arrivare alla versione definitiva ed alcune di queste detengono un certo interesse. La HW ne ha realizzate alcune riproduzioni come questa  Ford Mustang Concept del 1962 che vado subito ad illustrarti.




Certo, adesso uno la vede così questa macchina e non ci trova niente di strano. Bisogna pensare però che siamo nel 1962 acciderba! Comunque le proprzioni di questo modello sono corrette, il livello dei dettagli discreto. Il colore è appropriato con gli interni in finta-pelle.plastichinata neri. Niente stramberie e buone le decorazioni presenti. Anche i cerchioni sono abbastanza buoni. Un modello accettabile nel complesso, via!

Direi che, anche considerato che si trova piuttosto facilmente, questo modello lo dovresti possedere. Come accade in tutte le convertibles anche questo ha il parabrezza delicatissimo: quindi escluso tassativamente di lanciarlo giù per la tua pista con mozzarella di bufala e pachini. E poi è un prototipo, un modello sperimentale. Un po' di rispetto, diamine!









martedì 25 ottobre 2011

Meyers Manx 1966

Caro Andreo,

e chi diavolo non conosce la Meyers Manx del 1966??? 

Stiamo parlando della "Dune Buggy", una delle macchine più famose del mondo. La sua forma particolarissima, derivata da una VW Beetle, è un simbolo incancellabile degli anni '60. Basta dire "Dune Buggy" e ti viene subito alla memoria questa incredibile auto. 

Un tempo erano le Manx erano piuttosto diffuse negli USA (qui da noi un pochino meno) e apparivano soprattutto d'estate perchè erano scoperte e l'ideale per andare a fare i cretini sulle spiagge. Spesso le si vedevano correre sui deserti. Raramente oggi se ne vede qualcuna in circolazione, ma quando passa una Manx tutti si girano: e come fai a non girarti quando passa una macchina del genere?

Inoltre la Meyers Manx è stata protagonista di tantissimi film semplicemente perchè era e resta un'auto ganzissima.

Visto che in questi giorni piove sempre e fa un freddo cane, ho deciso quindi di esaminare questo modello realizzato dalla HW: così, per farsi venire un po' di nostalgia dell'estate.




Dunque. A guardarla così questa Manx sembra più una macchinina da golf che il fichissimo bolide da deserto. Le proporzioni secondo me non ci sono: l'originale è più largo e più tozzo. La scelta dei cerchi (maggiorati dietro) ha di fatto sollevato il modello: l'originale presentava grosse gomme bassotte che tendevano a schiacciare la macchina per terra. Il colore della carrozzeria (oro, oro, oro) con fascione bianco non ci azzecca: le Manx avevano colori più sgargianti (rosso, giallo, blu arancione...). Livello dei dettagli così-così.

Secondo me alla HW hanno combinato un bel casino: la Meyers Manx meritava qualcosa di più. Più precisione, più pignoleria, maggiore rispetto delle proporzioni. Un esemplare alla fin fine insufficiente. Che peccato, cribbio!

Comunque si tratta della riproduzione di una vera icona (gli informatici pronunciano: ìcona...) dell'industria automobilsitica di tutti i tempi. E' stata pure protagonista nel film "altrimenti ci arrabbiamo" con Bud Spencer e Terence Hill: non so se mi spiego...

E tu che fai? Nuncellhai??? Anche se non è proprio una bellezza, ti tocca spendere il tuo bell'euro e mezzo e passare all'acquisto senza indugi (anche se con un pizzico di perplessità e rancore...). 

Come tutte le convertibles, è un modello fragilissimo: basta guardarlo che il parabrezza prima si piega e poi si rompe. Conclusione: acquista e stipa...








giovedì 20 ottobre 2011

Chevrolet Camaro 1969 convertible

Caro Andreo,

parlare della Camaro è come sfondare una porta aperta: ha senso fino ad un certo punto. E' un po' come parlare della Mustang: su queste macchine famosissime hanno scritto oceani di parole e commenti. Per cui non ha senso ingrossare il bacino imbrifero delle speculazioni mentali su una macchina arcinota come la Camaro. 

Nel caso di oggi, abbiamo a che fare con la Chevy Camaro del 1969 nella versione "convertible" ovvero decappottabile: una vettura ideale per gironzolare con il tettino aperto in campagna in questi giorni in cui piove a dirotto...

Passiamo ora alla disamina della riproduzione picciridda della Camaro oggetto del presente delirio.




Le proporzioni di 'sto modellino non sono malaccio, ma le solite ruote gigantesche lo rimpiccioliscono un pochetto. Il colore nero della carrozzeria sarebbe pure azzeccato anche perchè si presta su una vettura molto sportiva. Gli interni bianchi però, secondo me, "sbattono": viene fuori una specie di  effetto "cozza". Eh sì: sembra un piccolo monumentino al "Mitile Ignoto". I cerchi, anche se sono grandicci, sono però discreti: 5 razze rivestite in finto oro-platino-plasticoso. Il livello dei dettagli non è schifosissimo: luci di ingombro evidenziate, bocchettoni laterali, scritta "Camaro" in evidenza. Muso con griglia cromata ma con i soliti fari verniciati: peccato...

Un bel modello nel complesso, ma non è da delirio con grida di entusiasmo.

Facilmente reperibile, questo modello va raccattato perchè è una Camaro: non solo è del '69, ma è pure "convertible". Apri il tuo microportafoglio e caccia l'1,5 € richiesto per l'acquisto.

Come tutte le convertible, è un esemplare delicato: il parabrezza è delicato come un vetro di Murano. Non ci si gioca per nessun motivo...


La Camaro è sempre la CAMARO!

venerdì 7 ottobre 2011

Chevrolet Chevelle SS convertible 1970

Caro Andreo,

la Chevelle è una gran bella macchina, ma che barba! Come ti avevo già scritto altrove (sì, ma dove?) la HW ha sfornato una gran quantità di versioni e modelli della Chevelle praticamente in tutte le salse ed annate possibili. Questo ha reso questo modello un tormentone straziante per chi colleziona questa roba e magari poi si mette anche a filosofeggiare sulle caratteristiche di questo e di quello. Insomma a lungo andare a parlare della Chevelle ci si rompe un po' le scatole. 

Comunque siccome l'esemplare in questione nella mia collezione in un modo o nell'altro c'è finito, direi che è inutile mettersi a parlare della macchina originale e veniamo senza tanti fronzoli al sodo.

Il modello di cui sto stancamente cercando di parlare è la Chevy Chevelle SS del 1970 nella versione convertible.






Allora, allora, vediamo un po'. Il modello in esame presenta proporzioni corrette ed un livello di dettagli abbastanza buono. Basta vedere i fari anteriori e posteriori (perchè non li fanno sempre così! Perchè!). La vernice rossa metallizzata è appropriata anche se la fa sembrare una lattina di Coca Cola; indovinato l'accostamento con i fascioni neri (ideale per tifoso milanista, ma non è decisamente il mio caso...). Buoni i cerchioni di dimensioni non spropositate a 5 razze con fasciatura rossa. Interni in simil plastichina-pelle nera. Il risultato finale è decisamente apprezzabile. Bella versione, nonostante si tratti di una macchina noiosa (ma non triste).

Anche se quindi la Chevelle continua a tormentare le nostre giornate e a turbare i nostri sonni notturni per il semplice fatto di essere sempre in mezzo alle scatole come il prezzemolo o i farmaci scaduti, devo dire che, data le qualità complessiva di questa realizzazione, la chevelle SS decappottabile del '70 te la devi procurare. Come ho già detto forse un miliardo di volte, essendo una convertible, è molto delicata sopratutto il parabrezza: basta la corrente d'aria di una porta aperta dentro casa che prima si piega e poi si spezza. E addio Chevelle! Astenersi giocatori spericolati con pistarelle dal tinello...



lunedì 26 settembre 2011

Montezooma - Chevrolet Monte Carlo 1979

Caro Andreo,

ecco qui un altro esempio di apparente "machinastrana". La HW etichetta questo esemplare semplicemente come Montezooma. Prima vediamolo, poi deliriamo con calma.





Innazitutto, proprio strana-strana non sarebbe: possiamo intuire che la denominazione Montezooma dipenda dai graffiti (prova ad andare in giro con della roba scarabbocchiata sulla macchina e poi vedi quello che ti succede!!!). Infatti sembrano delle pitture precolombiane. 

In realtà ci troviamo di fronte ad una Chevrolet Monte Carlo del 1979 senza tetto. Si capisce anche il giochino di parole: Monte Carlo - Monte Zooma. Ma dimmi tu a che livelli siamo finiti...

Una macchina belloccia e molto famosa negli USA. In questo caso hanno voluto fare qualche piccola bizzarria: nient'altro.

Il modello comunque è abbastanza ben fatto. Accidenti ai soliti vetri rossi. I cerchi sono passabili. Colore discreto. Proporzioni tutto sommato corrette. Gli possiamo dare un 6!

E' da tanto che non si vede in giro questo modello: quindi trai da te le debite conclusioni. Come tutte le convertibles, è delicatissima: il parabrezza si può rompere facilmente. Quindi tassativamente proibito scatafiondarla già per la pista! Capiscammeee???

mercoledì 14 settembre 2011

Ford Custom Cabriolet 1940

Caro Andreo,

rieccoci ripiombati negli anni ruggenti con questo modello molto classico fra gli amanti delle Hot Rod: la Ford Custom Cabriolet del 1940. Come ho già scritto altrove in questo blog (già, ma dove?!?) le auto degli anni 30 e 40 sono l'oggetto prediletto degli smanettatori americani di auto per la trasformazione di modelli paciosi in mostri Hot Rod. Questa auto è pertanto una delle più comuni vittime di queste forme di super tuning: i risultati sono spesso veramente impressionanti.

Per l'appunto, la HW, per tenere testa alla proprio fama, presenta questo esemplare nella forma che più Hot Rod di così non si può, come potrai, più o meno agevolmente dedurre dai miei orrendi dagherrotipi.




Come puoi notare, posseggo due esemplari di questo modello: alla fin fine piuttosto simili. Le differenze sono solo nel colore della carrozzeria e degli interni. Comunque: una Hot Rod dovevano fare ed una Hot Rod hanno fatto. L'auto è abbastanza elegante e, visto quanto detto sopra, le fiamme sono inevitabili così come i cerchi "rabbiati". Ripeto: è una Hot Rod quindi "deve" avere certe caratteristiche, volenti o nolenti. 

Le proporzioni del modello sono fondamentalmente corrette: il livello dei dettagli accettabile. Insomma un esemplare sufficiente nel complesso ed apprezzabile per quello che è.

Questa HW si trova piuttosto facilmente e visto che è un classico degli anni '40 e un cult nel mondo delle Hot Rod, direi che merita di essere raccattato e catalogato in una collezione di HW che si rispetti. Anche se appare piuttosto robusto, essendo un cabriolet rimane comunque un po' delicato: il parabrezza si sfascia con grande facilità. Lo vuoi catapultare giù dalla tua pista? Come ti pare, ma se ti si rompe il parabrezza poi non voglio sentire lagne...

Guardati questa nacchinina...

martedì 6 settembre 2011

Pontiac GTO 1970 convertible

Caro Andreo,

visto  che fa ancora decisamente molto caldo ho pensato di dedicare questo metafisico post ad una macchina decappottabile (o "scapocchiata" come si direbbe dalle parti nostre): la Pontiac GTO convertible del 1970.

Si tratta della versione decappottabile di una famossissima e favolosissima auto: un vero classico fra le auto dell'epoca. E chi non conosce la GTO? Questa versione poi non ne presenta il marchio, ma ci stiamo avvicinando alla mitica GTO "The Judge": non aggiungo altro!

Io personalmente non sono un grande amante di questo genere di macchine ma devo dire che in questo caso ci troviamo davanti ad un vero cult degli anni '70.

Vediamo allora la versione piccinina della HW.




Beh! Però, un modello niente male. Buone le proporzioni complessive e il livello generale dei dettagli. Da apprezzare l'evidenziazione dei fari anteriori che non sono stati verniciati come il resto della carrozzeria. Cerchi abbastanza adeguati, colore accettabile, interni buoni. Niente pecionate e burinate varie. Un lavoro discreto: non c'è che dire.

Modello di media reperibilità: se ti dai da fare lo puoi trovare. Come già detto per altre convertibles, è da escludere tassativamente l'opzione pista: il lunotto anteriore è a dir poco delicatissimo. Da conservare con grande attenzione e cura quindi.

Ed ora lo spot pubblicitario dell'epoca: non si tratta della versione decappottabile ma rende comunque l'idea.

giovedì 7 luglio 2011

Chevrolet Corvette Covertible 1965

Caro Andreo,

ariecco il caldone! Quindi ti ammorbo le scatole con un modello di decappottabile che definire uno straclassico è dire poco. Sto borbottando della Chevy Corvette del 1965 in versione convertible ovvero decappottabile.

Auto leggendaria dalla linea filante e gajardissima, è stato il simbolo della macchina sportiva per ragazzotti americani degli anni '60. E chi non desiderava una Corvette? Magari si poteva pensare alla Mustang, ma la Corvette rimaneva la Corvette.

Poichè si capisce chiaramente che non so cosa altro scrivere a riguardo, direi che posso interrompere qui il chiacchiericcio e passare direttamente all'autopsia del modello corrispondente messo in piedi dalla Hot Wheels.




La ganzosità complessiva della macchina originale è rimasta tutto sommato intatta. Buono il colore della carrozzeria, che non è il solito banale colore pacchiano, la fascia nera ci può anche stare, i cerchi piuttosto grossi rialzano tanto il modello ma fanno dei danni piuttosto limitati. Livello dei dettagli discreto, proporzioni complessive buone. In breve si tratta di un esemplare di discreta fattura. Certo a guardarla cosi sembra uno scarabeo, però alla fin fine non è malaccio.

Modello che da tempo non si trova in circolazione, ma non da definire certamente una rarità. Direi che una Corvette decappotabile del '65 non può mancare in una collezione di HW degna di questo nome. Come avviene per tutte le convertibles della HW, anche questo è un esemplare piuttosto delicato: facilmente il parabrezza passa a miglior vita. Quindi prudenza anche se apparentemente sembra un modello da pista a scapicollo come la tua...

Piccolo video pubblicitario dell'epoca


lunedì 11 aprile 2011

Chevrolet Bel Air 1957 Convertible

Caro Andreo,

visto che sono arrivati i primi caldi, parliamo oggi di una decappottabile. Esaminiamo oggi un modello apparentemente molto banale fra le HW: in questo caso, si tratta però di una versione abbastanza interessante. Affrontiamo infatti la Chevrolet Bel Air del 1957 convertible.

Si tratta di un'auto mitica perchè è stata uno dei simboli principali dei favolosi anni '50. La decappottabile è una vera icona. Devo dire poi che questa versione è decisamente diversa dalla standard che avevo commentato tempo fa.



Insomma, il livello generale non è niente male: i dettagli sono di fattura discreta, azzeccato il colore della carrozzeria (abbastanza vintage), i cerchioni sono così-così, ma hanno la cerchiatura bianca che non guasta Niente teschi, niente fiamme, niente vetri viola. Meno male. Buone le proporzioni complessive. Un esemplare mica male suvvia!

Modello trovato anni fa per puro caso e non più incontrato in giro. Raro? Non credo; comunque va tenuto da parte anche perchè, come tutte le convertibles, è piuttosto delicato. Da evitare di giocarci con la pista: non c'entra proprio niente...

E ora il solito video...


venerdì 11 marzo 2011

Pontiac Firebird 1977 (convertible) Trans Am "Bandit"

Caro Andreo,

il modello di cui andiamo ad elucubrare, in modo delirante e sciocco (come sempre), è oggi la Pontiac Firebird del 1977 Trans Am "Bandit". E' semplicemente un'auto leggendaria: non dico altro.

Protagonista del celebre film con Burt Reynolds "Smokey and the Bandit" alla fine quest'auto è stata appunto soprannominata "Bandit". Una Bomba...

Siccome poi tu sei un appassionato di modelli sportivi, magari da fiondare giù per le tue iperboliche ed iperboree piste, ho pensato di dedicare questo post a questo esemplare che è veramente molto sportivo.

La versione originale è veramente una bella macchina. La Bandit dovrebbe essere nera con finiture oro. Vediamo quello che sono riusciti a combinare i "creativi" della HW.

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Che dire?. Colori sgargianti, fiamme svampissime sulle fiancate, cerchioni belli grossi, particolari non molto evidenziati. Nonostante tutto rimane un bell'esemplare, secondo me. Anche se non è la riproduzione della Bandit perchè, come detto prima, la Bandit è nera non viola. Diciamo che, almeno da un punto di vista estetico, è la classica HW delle piste. Però come al solito io ti sconsiglio di farla precipitare giù dai tuoi precipizi: sarà pure una versione un po' burinella, ma questo non vuol dire che la si debba sverniciare o rovinare. Tienila con cura perchè è pur sempre una Pontiac Firebird, che diamine!

Non penso che si tratti di un modello rarissimo, ma questo esemplare, così malamente immortalato nelle mie tristissime foto, era un pezzo unico in mezzo al solito mare di Mustang, Chevelle, machinestrane, veicoli improbabili. Accattato questo, non mi è più capitato a tiro. Se lo vedi quindi compralo e, al limite, giocaci pure: poco e con molta prudenza.

Ed ora, il solito video (o' mare quant'è bello...)



Ecco la "Bandit" di Burt Reynolds

martedì 8 marzo 2011

Chevrolet Corvette 1958

Caro Andreo,

il modello in questione è molto interessante. Si tratta della Chevy Corvette del 1958. Un modello veramente "classico" nel mondo delle super sportive. In questo caso poi si parla di una versione "vecchiotta" che ha sempre il suo notevole fascino.

La HW ha fatto un lavoro così-così. E sottolineo così-così.




Certo non è proprio la fine del mondo. Però ci si può stare. Forse il colore della carrozzeria non è il massimo: troppo scuro. I dettagli già non sono proprio messi in evidenza. Con un colore simile non si vede e capisce più niente. Figuriamoci se si poteva fare a meno dei teschi! I cerchioni secondo me non c'entrano un fico secco. Troppo grossi e bruttozzi. Forse ci sarebbe stato meglio un tipo di cerchioni più "vintage". Gli interni poi! Sono color argento: manco fossero di peltro o di alluminio...

Mi domando sempre come sia possibile avere degli alti e bassi qualitativi nella realizzazione di questi modelli: talvolta (di rado ahimè) ti capitano esemplari veramente ben fatti e dai dettagli ben curati. Altre volte questi modelli sono così dozzinali che ti verrebbe voglia di sverniciarli e rifarli tutti daccapo. Perchè? Perchè?

Comunque, dopo lo sfogo, torniamo a noi. Insomma dall'elenco di elogi che ti ho fatto sembrerebbe che questo esemplare sia una vera e propria schifezza. E invece no, perchè la Corvette del '58 è talmente bella che, nonostante tutti gli sforzi messi in campo dalla HW, rimane sempre un pezzo degno di essere collezionato.

Questo esemplare l'ho trovato parecchi anni fa e da allora non l'ho più visto in circolazione. Se lo trovi, ti consiglio di prenderlo. Non dico che sia un pezzo raro, però non lo si trova così facilmente. Magari gli interni sono davvero d'argento: chi lo sa!

Ed ora un piccolo video (pubblicitario) sulla Corvette del '58. Almeno ti rendi conto di come avrebbe dovuto essere questo modello...

martedì 25 gennaio 2011

Lincoln Continental 1964 (sedan e convertible)

Caro Andreo,

ahi, ahi ahi. Ferma tutto. Stacca tutto. Siediti e, visto che sei piccolo ed ancora piuttosto lontanuccio dalla pubertà, munisciti di un bel ferro di cavallo (modello vecchia maremma "Buttero 1888" se possibile) perchè con questo post entriamo nelle tenebre della jella più nera. Perchè dico questo? Perchè questo post è dedicato (ahinoi!) alla Lincoln Continental del 1964 nelle due versioni: sedan e convertible.

La Continental è considerata infatti il modello più jellato delle Hot Wheels: già a guardarla dalle mie sbiadite foto si capisce il perchè.

Cominciamo dal modello "sedan" (Berlina). Già ad un primo superficialissimo sguardo sembra di avere a che fare con un carro funebre. Ovviamente la vernice della carrozzeria è nera. La linea è abbastanza sobria con pericolosissime tendenze al lugubre.



Ovviamente non ci sono scritte strambe, fiamme o teschi: del resto, chi mai avrebbe potuto avere il coraggio di farlo? L'auto è già jellata di suo, non necessita di altro. Forse un bel paio di corna avrebbe aiutato...

In generale (guarda te cosa mi tocca scrivere...) i dettagli sono buoni, anzi molto buoni. Ha pure i vetri azzurrati: hai visto mai che il sole dia fastidio...

Se il modello sedan è da considerarsi jellato, la versione convertible è un superconcentrato di jella. Anche perchè, è questo spiega la jattura che affligge questo modello, la Lincoln Convertible è l'auto dove è stato assassinato il Presidente degli Stati Uniti, John Kennedy, nel 1963 a Dallas. In realtà l'auto di Kennedy era una Continental del 1962 (e forse per questo la HW ha fatto uscire la versione del 1964...) nera come la pece. E per questa ragione, la Continental convertible io l'ho presa tutta pittata allegramente come vedi nelle immagini. Comunque anche se ci dipingi la faccia di Pinocchio, rimane sempre una macchina abbastanza lugubre.




Ovviamente in vendita c'era (perchè è da tempo che è sparita) la versione della convertible tutta nera: ma non l'ho presa. L'ho lasciata lì. Vabbè la collezione, ma c'è un limite a tutto!

Auto quindi inutilizzabile per le tue piste sia per la scarogna intrinseca sia perchè è bassissima e non cammina. Se ti capita, prova ad acquistarla: una volta comprata, si prende e si mette rapidamente via. Da visionare solo il 2 novembre...

Aggiungo dei video: nel primo c'è la storia di tutte le continental nel secondo c'è la Continental di Kennedy. Quello dell'assassinio di Kennedy (dove si vede benissimo la scalognatissima Continental) non ho avuto il coraggio di aggiungerlo.






mercoledì 28 luglio 2010

Ford Thunderbird 1963 (3a generazione) convertible

Caro Andreo,

in estate fa caldo ed il caldo fa sudare. Anche noi, poveri collezionisti di Hot Wheels, ci dobbiamo pertanto adeguare: oggi illustriamo questo bellissimo modello di vettura "convertible" ovvero la Ford Thunderbird (T-Bird) di terza generazione (classe 1963).


Anche in questo caso di tratta della versione di un "classico" della tradizione automobilistica americana: oltretutto la T-Bird è stata una vera "icona" degli anni '50 e '60.

In questo caso abbiamo a che fare con una decappottabile dalle linee molto filanti: fari tondi davanti e dietro. In questa versione devo dire che il rosso dona molto: decisamente sportiva , ma elegante. Buono il livello dei dettagli sulle fiancate, discreti i cerchi. Grazie al cielo non ci sono fiamme, teschi o scritte allucinanti (frequenti in molti altri modelli Hot Wheels. Ma perchè ce li mettono???)

Questo esemplare l'ho trovato per puro caso, ma non credo che si tratti di una vera e propria rarità: comunque è da parecchio che non ne vedo altri esemplari in giro. Se lo trovassi, accattalo immediatamente. Ripeto: immediatamente! (va bene qualsiasi colore, passino anche eventuali scritte e fiamme: pazienza...)

Anche in questo caso, si tratta di un modello da pura contemplazione: l'auto è molto bassa e scivola poco quindi non va bene sulle piste (per le tue competizioni casalinghe fa pena. Non c'è niente da fare: non cammina e anche una Hot Wheels falsa da quattro soldi la frega facilmente. Quindi lascia perdere). Oltretutto, essendo una decappottabile, ha il parabrezza molto delicato: si può rompere facilmente e, con il parabrezza rotto, questa splendida T-Bird diventerebbe una mezza schifezza.

Quindi prudenza ed un consiglio: con tutte le "convertible" ci vuole molta delicatezza soprattutto nelle fasi di stoccaggio e conservazione. Niente ammucchiate di macchinette dentro le buste o scatole...

Per ulteriori informazioni (ahimè in inglese) sulla Ford Thunderbird (nelle varie generazioni) clicca qui.