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mercoledì 13 giugno 2012

Low Flow

Caro Andreo,

quella galassia multiforme che risponde al nome di universo delle "machinestrane" riserva sempre delle sorprese e delle curiosità. Si accattano esemplari alla cieca cercando di ritrovare dietro denominazioni di fantasia modelli di automobili "denavorta" o rarità di qualche genere. 

Questo Low Flow è decisamente una "machinastrana" già solo a guardarlo. Si tratta di un Bus molto, ma molto particolare.




A guardarlo così ce ne sono di stranezze! La prima cosa che si nota è sicuramente la forma bizzarra: sembra un pulmann che è stato schiacciato da una frana. Presenta un look molto anni '50 e probabilmente si ispira ad un veicolo dell'epoca. Parlare di proporzioni è superfluo. I colori in due tonalità sono azzeccati perchè danno un gusto retrò. I cerchi sono rossi: sotto il grande passaruota posteriore si nascondono due coppie di ruote più piccole. Si tratta qundi di un tre assi. Inrteressante Sul tetto notiamo un lucernario: intrigante... Accenno di pinne posteriori, vetri trasparenti, rifiniture decenti.

Un mezzo decisamente bislacco, ma interessante nel suo genere. Perchè ho preso un affare del genere? Me lo sono chiesto anche io. Beh, innanzitutto come ti ho già detto, ha un suo gusto retrò molto anni '50: e questo non mi dispiace. Allo stesso modo questo Low Flow mi ricorda i pulmann di una volta: certo lo stile è molto americano, ma ricorda anche i nostri vecchi pulmann...


E poi non so perchè mi ricorda la vecchia Fiat 600 Multipla: che macchina ganza che era quella. Buffissima, ma geniale. Un tempo ce ne erano tante in giro; molte erano usate come taxi... Erano spesso bicolore e piene di cromature. Auto di altri  tempi...

Direi che questo Low Flow è un pezzo collezionabile anche solo per la carica nostalgica che detiene: anche se tu hai pochi anni dovresti tenerlo in considerazione già solo per questo. 
Ah! Dimenticavo. Impossibile usarlo sulla tua pista wurstel e carciofini....


lunedì 4 giugno 2012

Shelby GT 500 convertible 1969

Caro Andreo,

in teoria, dico in teoria perchè adesso sta piovendo a più non posso, sarebbe arrivata l'estate. E come sempre in questi casi, tanto per scaramanzia, recensisco un modello di auto "convertible" ovvero decappottabile, scappottabile, scoperchiabile, detettattible, ...

Il modello in questione è nientepo'po'dimeno che una Shelby GT500 del 1969 nella versione, appunto, convertible.

La GT500, già recensita a suo tempo nella versione "cobra" fastback, è un'auto leggendaria prodotta dalla Ford in collaborazione con Mr Shelby, un pilota e costruttore di automobili anche lui leggendario. La GT500 è un superbolide ispirato alla mitica Mustang: non c'è da aggiungere altro.

Un'auto leggendaria, un nome mitico, un bolide, una macchina fantastica: quanti sperticamenti! E la HW che ha fatto? Vediamolo subito.





Le proporzioni complessive sono più o meno quelle: dico più o meno perchè secondo me la versione originale è un po' più larga e piazzata per terra. Le ruote, cerchi standard senza fronzoli e pretese, forse sollevano questo esemplare. La vernice blu con gli interni bianchi, secondo me, non è la fine del mondo e smorzicchiano l'aggressitività dell'originale. A guardala così sembra una barca... Con i vetri azzurrati poi...

Comunque il livello dei dettagli non è malaccio, soprattutto sulle fiancate e sul retro. Il frontale invece è piuttosto sobrio: forse troppo.

Il modello nel complesso è accettabile anche se forse avrebbe meritato qualcosa in più, dato che è una Shelby. Pazienza.

Comunque in considerazione del fatto che si tratta pur sempre della riproduzione di un pezzo di storia automobilistica, ritengo che tu debba accattare questo esemplare, qualora ti capitasse a tiro. Come tutte le convertible è decisamente delicato, sopratutto il parabrezza: quimdi, non lo si lancia dalla pista!!!

lunedì 7 maggio 2012

Blvd Bruiser

Caro Andreo,

quando ci si avvicina ad una "machinastrana" di solito bisogna riflettere un po'. Spesso infatti dietro denominazioni fantasmagoriche tipo Fire Caldarrost, Electric Scaric, Power Salsicc o TrippXGatts si può nascondere una Stude, una Chevy o una Olds. Di solito è così. Bisogna seguire l'intuito, riconoscere la linea del modello, fare una bella ricerca in rete et voilà il gioco è fatto: scappa fuori un bell'esemplare di un certo itneresse magari degli anni '50. 

Però non è sempre così. Può capitare che la "machinastrana" che hai accattato sia proprio una "machinastrana" bella e buona. E' questo il caso della qui presente Blvd Bruiser. L'ho acquistata per la sua linea da muscle car americana molto anni '70: quindi ho pensato che fosse una riproduzione di un modello realmente esistito. Invece, cerca che ti ricerca, la Blvd Bruiser non esiste e non è mai esistita nella realtà: è un modello di pura fantasia. Una "machinastrana"!

Comunque vediamo di cosa sto sbiascicando da ore...






Come ti dicevo, sembra proprio la riproduzione di una muscle car autentica. Invece niente... Vabbè. Andiamo avanti. Proporzioni adeguate, livello dei dettagli accettabile. Il colore melanzata micalizzato è passabile ed esaltato dai fascioni bianchi. Cerchioni d'ordinanza standard HW. Cristalleria bianca ed interni neri: ok.

Insomma c'è poco da dire. Comunque per essendo un modello di fantasia, una pura "machinastrana", devo dire che non è malaccio. Visto che poi si trova piuttosto facilmente ti suggerisco di inserirla nella tua collezione. Il fatto che non sia un modello d'epoca non vuol dire che possa essere scaricato giù per la tua pista cipolle e peperoni. Vacci piano, vacci piano!

Una piccola carrellata di muscle cars...




mercoledì 2 maggio 2012

Chevrolet El Camino 1968

Caro Andreo,

la Chevy El Camino del 1968 l'abbiamo già incontrata e ci abbiamo già sbrodolato un sacco di chiacchiere a riguardo. La El Camino è una delle macchine più gajarde del suo tempo: nasce come piccolo pick up, ma si è prestata da subito a diventare una muscle car con i controcavoli. Inutile dire che in America è un pezzo estremamente apprezzato dai maniaci dello smanettamento automobilistico.

Tanto per non stare a menar il can per l'aia, ti dico subito che tempo fa ho trovato la versione che ti sottopongo oggi: devo dire che, pur trattandosi dello stesso modello di auto, c'è qualche differenza.






Se ben ti ricordi, l'altro esemplare presentava qualche bizzarria come il grosso motore che sbucava sul cassone posteriore. Questo esemplare, pur esendo comunque piuttosto appariscente, mi sembra decisamente più realistico. Il colore arancione stile lecca-lecca al mandarino proprio malvagissimo non è: diciamo che ricorda il Generale Lee. Le proporzioni complessive sono buone anche se le grosse ruote tendono a rimpicciolire il modello. I grossi cerchi non sono proprio orrendi: diciamo accettabili. Buono il livello complessivo dei dettagli (le maniglie in evidenzia strappano l'applauso...) Fascioni neri e scrittarelle sono un must su una muscle car degna di questo nome. Interni neri e vetri trasparenti. Va bbbuono. Il pianale posteriore è stato chiuso con una copertura nera: cosa che avviene in tutte le El Camino vere trasformate in bolidi della strada.

Insomma, nel complesso non è malaccio questo modello. Certamente è diverso dall'altro e per questo direi che dovresti acquistarlo. Si trova con grande facilità: datti da fare quindi.

Eccoti la storia della El Camino...

venerdì 20 aprile 2012

Chevrolet Camaro 1970

Caro Andreo,

di tutte le serie di Camaro, quella del 1970 secondo me rimane la più bella e la più interessante di tutte. La Camaro innanzitutto è un'auto che non necessita di presentazioni: è una delle muscle car più famose di sempre. Ancor oggi la Camaro rimane un'auto bellissima anche se ha perso lo smalto leggendario di un tempo a causa del declino generale dell'industria automobilistica americana. 

La Camaro del 1970 fa parte della seconda serie e rimase in produzione per circa 12 anni. La cilindrata andava da un modesto 5000cc fino ad un incavolatissimo 7400cc: roba da morire dissanguati per i consumi...

Comunque, la HW non poteva di certo lisciare un modello simile: vediamo che hanno combinato.






Le proporzioni appaiono corrette ed il livello dei dettagli buonino. Da segnalare i cerchi decisamente appropriati e ben rifiniti con le gomme aventi i battistrada evidenziati: un lavoro di buona fattura nel complesso. Il colore rosso cupo metallizzato della carrozzeria appare consono ad una muscle car degli anni'70: visto che è un modello sportivo, digeriamo anche le scritte, i numeri e i fascioni sulla carrozzeria. Cristalli trasparenti ed interni neri: anche qui ce la siamo scampata bella. Il muso, caratteristica peculiare di questo modello, forse meritava di essere evidenziato meglio e curato di più. Evabbè...

Nel complesso un esemplare di un certo interesse e di fattura discreta: certo vedere una Camaro del '70 sfigurata sarebbe stato troppo...

Esemplare di reperibilità discreta: quindi datti da fare per averlo perchè senza ombra di dubbio, merita. Eccome se merita!

Non pensare neanche lontanamente di utilizzare questo modello sulla tua pista ricotta e spinaci: sarebbe un peccato mortale rovinarlo...





mercoledì 18 aprile 2012

Dodge Charger 1967

Caro Andreo,

ecco qui l'ennesimo modello dedicato ad una Dodge Charger. In questo caso si tratta della Dodge Charger del 1967 ovvero una delle prime serie di questa leggendaria automobile.

Ho avuto modo di alambiccarmi a sufficienza relativamente alla Charger discutendo di altre versioni ed altre serie: pertanto, se proprio tu morissi dalla voglia di sapere qualcosa, ti posso re-indirizzare su questi specifici post. Quello che posso dirti qui è che la versione del '67, come la sua "predecettrice" del '66 (prima versione della Charger) era una fastback con il tipico muso grigliato ed i fari a scomparsa. Una gran bella gajardata per l'epoca.Il motore presentava un "modesto" 6.300 cc: i consumi te li puoi facilmente immaginare...

Ma veniamo a noi.





Il colore "melanzana" della carrozzeria, lì per lì appena inquadrai l'esemplare testè fotografato, non mi fece proprio sobbalzare dalla gioia: devo dire che, dopo aver assimilato e digerito la "melanzana", tutto sommato proprio male-male non è: dà un certo tocco vintage che può essere abbastanza gradevole. Il livello dei dettagli è così-così, ma abbiamo visto di peggio: quindi digeriamo anche questo. I cerchioni sono maggiorati a 5 razze. Decorazioni striscianti bianche passabili, maniglie evidenziate e scritte "Dodge" e "Charger" in bella mostra: una botta di vita, va... Interni neri con cristalli trasparenti: buonini.

A guardarla così si potrebbe notare un certo alone di tristezza complessivo, ma si tratta di una Charger e quindi non può essere annoverata de facto nelle "auto tristi". La Charger è la Charger: stop.

Modello di reperibilità relativamente semplice: non puoi non averlo nella tua collezione. Escluso giocarci con la pista...

Ecco lo spot TV della Charger del '66: il modello del '67 è pressochè identico...