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venerdì 6 luglio 2012

Chevrolet C7K 1500 - 1996

Caro Andreo,

eccoti qui un altro esempio di veicolo che rappresenta una componente classica del paesaggio automobilistico (e non solo) americano: lo Chevrolet C/K 1500 in questo caso nella versione del 1996 ovvero la cosiddetta "quarta generazione".

Si tratta di un Pick up che fu prodotto per la prima volta nel 1960: di questo veicolo esistono tante versioni e modelli e si vede spessissimo in tantissimi film e telefilm dell'epoca e di oggi. Verso la metà degli anni '70 e primi anni '80 divenne anche tragicamente famoso perchè si sosteneva che, a causa di particolari difetti di fabbricazione, prendesse fuoco con grande facilità in caso di incidente... Insomma un pick che faceva scintille nel vero senso della parola.

Comunque vediamo la versione del 1996 realizzata dalla HW. 






Le proporzioni complessive dello chassis sono abbastanza corrette anche se, secondo me, i cerchi sono sottodimensionati: questo fa sì che questo modello appaia un po' schiacciato verso il basso con delle ruote che sembrano piccoline...

Il livello dei dettagli non è da urlo, ma appena sopra la decenza. Il colore di base della corrozzeria (bianco) è un po' sottotono, gli interni rossi ed il pianale rosso troppo appariscenti. Le varie scritte, pecette e strisciatoni denunciano il tentativo di realizzare un mezzo "aggressivo". Operazione riuscita? Boh!

Direi che il risultato finale è un po' moscietto rispetto alle potenzialità del mezzo originale. Comunque visto che è un pick leggendario, ci tocca raccattarlo così com'è.  Visto che si trova abbastanza facilmente in giro, aggiungilo senza indugio alla tua collezione e cerca di non rovinarlo...




martedì 26 giugno 2012

Bread Box - Jeep FJ-3 Fleetvan 1965

Caro Andreo,

delle volte capita che raccatti un esemplare di Hot Wheels che sembra una totale baggianata o una ciofeca epica (beh, a pensarci bene qui abbiamo sempre a che fare con delle baggianate...) e ti domandi: ma che cavolo sto facendo? Ma che diavolo ci faccio con un freschetto come questo? Ma 'sta roba è da collezione o no?

Queste domande mi hanno assillato un bel po' dopo aver acquistato questo modello che la HW etichetta come "Bread Box". Infatti, appena tornato a casa ho pensato: mi sa che ho fatto una cavolata, 'sto coso non serve a niente, mi sa che lo fiondo fuori dalla finestra...

E invece no. Non si tratta di una cavolata. Il suddetto "Bread Box", l'allegro furgoncino che vedi riprodotto nei miei dagherrotipi, altro non è che la Jeep FJ-3 Fleetvan del 1965 ovvero il leggendario scatolotto usato dalle poste americane. Magari uno potrebbe non crederci, ma questo affare è una Jeep! Detto meglio, si tratta di un furgone costruito dalla Willys Motors e dalla Kaiser Jeep dal 1961 al 1965 come evoluzione del "DJ-3A Dispatcher".

Chissà perchè, ma ho il vago sospetto che a te di tutti questi dettagli storici non importi una scatola di Sofficini scaduti. Quindi, glisso sul blabla e passo alle immagini.





Beh, per essere lui è proprio lui. Proporzioni corrette e livello dei dettagli decente. Il colore è adeguato al mezzo dato che richiama proprio il veicolo postale (Hot Wheels Post Service?). Cerchioni standard e cristalli rabbuiati. Niente assurdità burine o teschi: vorrei vedere come si poteva trasformare una cosa del genere in una muscle car (anzi muscle van). Tetto trasparente, cosa che permette al felice possessore del modello di visionare l'interno onde soddisfare un istinto irrefrenabile di curiosità cosmica. Manca lo sportello destro cosa che facilita le operazioni di consegna della posta, ma espone l'operatore all'inevitabile rischio di essere catapultato fuori dal bussolotto alla prima curva. Ma chi se ne importa?
Il grado di aereodinamicità è pari a quello del Muro di Berlino, ma anche in questo caso: chi se ne importa?

Comunque un bel furgoncino nel complesso: un pezzo di "american way of life", via!

Domanda da un milione di tappi a corona: vale la pena collezionarlo? Io direi di sì perchè è un pezzo molto vintage (è del 1965), è una Jeep, ha rappresentato un elemento del paesaggio americano, è un veicolo semi-leggendario.

Giocarci con la pista? Non se ne parla proprio...

Difficile trovare video di questo veicolo: di meglio non ho trovato...


mercoledì 13 giugno 2012

Low Flow

Caro Andreo,

quella galassia multiforme che risponde al nome di universo delle "machinestrane" riserva sempre delle sorprese e delle curiosità. Si accattano esemplari alla cieca cercando di ritrovare dietro denominazioni di fantasia modelli di automobili "denavorta" o rarità di qualche genere. 

Questo Low Flow è decisamente una "machinastrana" già solo a guardarlo. Si tratta di un Bus molto, ma molto particolare.




A guardarlo così ce ne sono di stranezze! La prima cosa che si nota è sicuramente la forma bizzarra: sembra un pulmann che è stato schiacciato da una frana. Presenta un look molto anni '50 e probabilmente si ispira ad un veicolo dell'epoca. Parlare di proporzioni è superfluo. I colori in due tonalità sono azzeccati perchè danno un gusto retrò. I cerchi sono rossi: sotto il grande passaruota posteriore si nascondono due coppie di ruote più piccole. Si tratta qundi di un tre assi. Inrteressante Sul tetto notiamo un lucernario: intrigante... Accenno di pinne posteriori, vetri trasparenti, rifiniture decenti.

Un mezzo decisamente bislacco, ma interessante nel suo genere. Perchè ho preso un affare del genere? Me lo sono chiesto anche io. Beh, innanzitutto come ti ho già detto, ha un suo gusto retrò molto anni '50: e questo non mi dispiace. Allo stesso modo questo Low Flow mi ricorda i pulmann di una volta: certo lo stile è molto americano, ma ricorda anche i nostri vecchi pulmann...


E poi non so perchè mi ricorda la vecchia Fiat 600 Multipla: che macchina ganza che era quella. Buffissima, ma geniale. Un tempo ce ne erano tante in giro; molte erano usate come taxi... Erano spesso bicolore e piene di cromature. Auto di altri  tempi...

Direi che questo Low Flow è un pezzo collezionabile anche solo per la carica nostalgica che detiene: anche se tu hai pochi anni dovresti tenerlo in considerazione già solo per questo. 
Ah! Dimenticavo. Impossibile usarlo sulla tua pista wurstel e carciofini....


lunedì 4 giugno 2012

Shelby GT 500 convertible 1969

Caro Andreo,

in teoria, dico in teoria perchè adesso sta piovendo a più non posso, sarebbe arrivata l'estate. E come sempre in questi casi, tanto per scaramanzia, recensisco un modello di auto "convertible" ovvero decappottabile, scappottabile, scoperchiabile, detettattible, ...

Il modello in questione è nientepo'po'dimeno che una Shelby GT500 del 1969 nella versione, appunto, convertible.

La GT500, già recensita a suo tempo nella versione "cobra" fastback, è un'auto leggendaria prodotta dalla Ford in collaborazione con Mr Shelby, un pilota e costruttore di automobili anche lui leggendario. La GT500 è un superbolide ispirato alla mitica Mustang: non c'è da aggiungere altro.

Un'auto leggendaria, un nome mitico, un bolide, una macchina fantastica: quanti sperticamenti! E la HW che ha fatto? Vediamolo subito.





Le proporzioni complessive sono più o meno quelle: dico più o meno perchè secondo me la versione originale è un po' più larga e piazzata per terra. Le ruote, cerchi standard senza fronzoli e pretese, forse sollevano questo esemplare. La vernice blu con gli interni bianchi, secondo me, non è la fine del mondo e smorzicchiano l'aggressitività dell'originale. A guardala così sembra una barca... Con i vetri azzurrati poi...

Comunque il livello dei dettagli non è malaccio, soprattutto sulle fiancate e sul retro. Il frontale invece è piuttosto sobrio: forse troppo.

Il modello nel complesso è accettabile anche se forse avrebbe meritato qualcosa in più, dato che è una Shelby. Pazienza.

Comunque in considerazione del fatto che si tratta pur sempre della riproduzione di un pezzo di storia automobilistica, ritengo che tu debba accattare questo esemplare, qualora ti capitasse a tiro. Come tutte le convertible è decisamente delicato, sopratutto il parabrezza: quimdi, non lo si lancia dalla pista!!!

lunedì 7 maggio 2012

Blvd Bruiser

Caro Andreo,

quando ci si avvicina ad una "machinastrana" di solito bisogna riflettere un po'. Spesso infatti dietro denominazioni fantasmagoriche tipo Fire Caldarrost, Electric Scaric, Power Salsicc o TrippXGatts si può nascondere una Stude, una Chevy o una Olds. Di solito è così. Bisogna seguire l'intuito, riconoscere la linea del modello, fare una bella ricerca in rete et voilà il gioco è fatto: scappa fuori un bell'esemplare di un certo itneresse magari degli anni '50. 

Però non è sempre così. Può capitare che la "machinastrana" che hai accattato sia proprio una "machinastrana" bella e buona. E' questo il caso della qui presente Blvd Bruiser. L'ho acquistata per la sua linea da muscle car americana molto anni '70: quindi ho pensato che fosse una riproduzione di un modello realmente esistito. Invece, cerca che ti ricerca, la Blvd Bruiser non esiste e non è mai esistita nella realtà: è un modello di pura fantasia. Una "machinastrana"!

Comunque vediamo di cosa sto sbiascicando da ore...






Come ti dicevo, sembra proprio la riproduzione di una muscle car autentica. Invece niente... Vabbè. Andiamo avanti. Proporzioni adeguate, livello dei dettagli accettabile. Il colore melanzata micalizzato è passabile ed esaltato dai fascioni bianchi. Cerchioni d'ordinanza standard HW. Cristalleria bianca ed interni neri: ok.

Insomma c'è poco da dire. Comunque per essendo un modello di fantasia, una pura "machinastrana", devo dire che non è malaccio. Visto che poi si trova piuttosto facilmente ti suggerisco di inserirla nella tua collezione. Il fatto che non sia un modello d'epoca non vuol dire che possa essere scaricato giù per la tua pista cipolle e peperoni. Vacci piano, vacci piano!

Una piccola carrellata di muscle cars...




mercoledì 2 maggio 2012

Chevrolet El Camino 1968

Caro Andreo,

la Chevy El Camino del 1968 l'abbiamo già incontrata e ci abbiamo già sbrodolato un sacco di chiacchiere a riguardo. La El Camino è una delle macchine più gajarde del suo tempo: nasce come piccolo pick up, ma si è prestata da subito a diventare una muscle car con i controcavoli. Inutile dire che in America è un pezzo estremamente apprezzato dai maniaci dello smanettamento automobilistico.

Tanto per non stare a menar il can per l'aia, ti dico subito che tempo fa ho trovato la versione che ti sottopongo oggi: devo dire che, pur trattandosi dello stesso modello di auto, c'è qualche differenza.






Se ben ti ricordi, l'altro esemplare presentava qualche bizzarria come il grosso motore che sbucava sul cassone posteriore. Questo esemplare, pur esendo comunque piuttosto appariscente, mi sembra decisamente più realistico. Il colore arancione stile lecca-lecca al mandarino proprio malvagissimo non è: diciamo che ricorda il Generale Lee. Le proporzioni complessive sono buone anche se le grosse ruote tendono a rimpicciolire il modello. I grossi cerchi non sono proprio orrendi: diciamo accettabili. Buono il livello complessivo dei dettagli (le maniglie in evidenzia strappano l'applauso...) Fascioni neri e scrittarelle sono un must su una muscle car degna di questo nome. Interni neri e vetri trasparenti. Va bbbuono. Il pianale posteriore è stato chiuso con una copertura nera: cosa che avviene in tutte le El Camino vere trasformate in bolidi della strada.

Insomma, nel complesso non è malaccio questo modello. Certamente è diverso dall'altro e per questo direi che dovresti acquistarlo. Si trova con grande facilità: datti da fare quindi.

Eccoti la storia della El Camino...